![]() Foto tratta da Fuoribinario # 94 Dicembre 2005 |
Inoltro per conoscenza.
Aggiungo che nel carcere di Sollicciano (Fi) da mesi i detenuti conducono proteste
pacifiche per denunciare alla politica e alla società civile le disumane
condizioni in cui sono costretti. Il tutto si svolge nel complice silenzio della
stampa. Solo grazie a un pugno di associazioni fiorentine laiche e cattoliche
fuoriescono notizie da quel lager. Questa volta è una pubblica denuncia
di violenze sui detenuti che hanno osato protestare per reclamare il rispetto
dei diritti umani.
LASCIO A VOI OGNI RIFLESSIONE
SU QUANTO SIA URGENTE IL CONTRIBUTO DI TUTTE E
TUTTI NELL'ESIGERE AMNISTIA E INDULTO PER TUTTI NESSUNO ESCLUSO. SUBITO!
Valerio Guizzardi - Papillon Bologna
----- Messaggio originale -----
Da: "luca" else@autistici.org
A: dentroefuorilemura@inventati.org
Data: Lunedì, 5 Dicembre 2005 1:54 PM
Ogg: [Dentroefuorilemura] Pestaggi a Sollicciano
PESTAGGI A SOLLICCIANO
Firenze, 5 dicembre 2005
Noi sottoscritti gruppi e associazioni di volontariato denunciamo con la presente gli episodi di violenza e intimidazione verificatisi all'interno del Nuovo Complesso Penitenziario di Sollicciano nel corso del mese di novembre dell'anno 2005. Dei seguenti episodi siamo venuti a conoscenza parlando con detenuti direttamente coinvolti o testimoni degli episodi stessi, in alcuni casi potendo constatare personalmente segni di percosse, e attraverso il racconto di terze persone che a vario titolo operano nel carcere di Sollicciano:
Mercoledì 2 novembre:
violenze ai danni di un detenuto italiano e di uno arabo nella cella 17 della
VII sezione.
Venerdì 4 novembre: pestaggio di
tre detenuti (due arabi e un italiano) nella cella 15 della VI sezione; in V
sezione (dove sono concentrati i detenuti albanesi), durante la battitura delle
sbarre per protesta contro le condizioni di detenzione, agenti con il volto
coperto entrano ed escono dalle celle minacciando violenze ai danni dei detenuti;
Martedì 8 novembre: una quindicina
di agenti hanno picchiato un detenuto senegalese mentre da un cortile di passeggio
lo portavano alle celle di isolamento; nella stessa occasione, cinque detenuti
di nazionalità albanese sono stati picchiati durante il trasferimento
dal 'cellone' che occupavano ad altre sezioni. La vicenda è già
stata denunciata nel comunicato stampa del gruppo Dentro e Fuori le Mura del
12 novembre scorso. Benché esplicitamente sollecitata in tal senso, non
risulta che la Magistratura di sorveglianza sia mai intervenuta in merito.
Giovedì 17 novembre: pestaggio di
un detenuto rumeno appena giunto a Sollicciano e rinchiuso nella cella 13 della
VI sezione. Alcuni di questi episodi e altri
di cui al momento non conosciamo i dettagli sono stati segnalati al Direttore
dell'istituto penitenziario, dott. Cacurri, e al Comandante della Polizia Penitenziaria,
Masciullo, nel corso di una riunione tenutasi presso gli uffici della Direzione
del carcere nella mattinata di sabato 26 novembre 2005. All'incontro hanno preso
parte: Giuliano Capecchi (associazione Pantagruel), Alessio Scandurra e Giuseppe
Caputo (associazione L'Altro Diritto), Marco Lombardo (ARCI), Nicola Zuppa (coordinatore
della scuola).
Nella stessa sede è stato fatto esplicito riferimento ai comportamenti
posti in atto dall'ispettore Santoro, incaricato del servizio di custodia nel
reparto giudiziario a partire dal mese di ottobre. Il Direttore ha peraltro
precisato di aver personalmente provveduto al trasferimento dell'ispettore dal
servizio alla rotonda centrale al servizio al reparto giudiziario per "riportare
l'ordine", ritenendo troppo "morbidi" i metodi utilizzati dai
precedenti ispettori.
Risulta da più fonti che l'ispettore Santoro:
a) è solito recarsi all'interno delle sezioni del reparto giudiziario
con un manganello in vista;
b) in più occasioni si è recato all'interno delle sezioni indossando
una divisa priva di mostrine e ha preso a schiaffi i detenuti che si sono rivolti
a lui chiamandolo "agente";
c) in più occasioni, nel corso di colloqui tenuti nell'ufficio del comandante
da lui occupato, ha preso a schiaffi e intimidito i detenuti che gli stavano
di fronte;
d) nella mattinata di mercoledì 23 novembre si è recato nel cortile
di passeggio della IV sezione (e forse anche di altre sezioni) dicendo ai detenuti
che erano arrivate al direttore delle lettere contro di lui, che se avevano
cose da dire le dicessero direttamente a lui; poi scherzando minacciava;
e) ha più volte mostrato ad altri agenti un fotomontaggio raffigurante
il suo volto sovrapposto a quello di Padre Pio e sovrastato dalla scritta "Dio
perdona, io no".
Comportamenti violenti e intimidatori nei confronti dei detenuti sono stati del resto posti in atto nel corso del mese di novembre anche da parte di altri esponenti della Polizia Penitenziaria in servizio al carcere di Sollicciano, autonomamente quindi dal ruolo dell'ispettore Santoro. E' stato riferito ad esempio da un detenuto che il 16 novembre nell'ufficio del maresciallo è stato picchiato da due graduati mentre il capoposto lo tratteneva per un orecchio.
Risulta altresì che nel corso delle ultime
tre settimane sono state poste in atto operazioni volte a coprire le violenze
stesse.
In particolare:
- il clima di intimidazione e di paura tra i detenuti è tale che ormai
non soltanto i detenuti rifiutano di denunciare penalmente e anche solo di riferire
quanto subito o visto, ma una decina tra quanti sono stati direttamente coinvolti
o testimoni di violenze e intimidazioni hanno firmato una lettera nella quale
smentiscono preventivamente qualunque voce o comunicato stampa sui pestaggi.
- alcuni dei detenuti che hanno subito violenze e intimidazioni sono stati ammessi
o sono in attesa di essere ammessi al lavoro all'interno del carcere, previo
ottenimento del codice fiscale.
- dopo essere stati picchiati, i detenuti sono stati spostati dalle proprie
celle alle celle di isolamento o di altre sezioni senza essere sottoposti ai
necessari accertamenti e cure mediche nelle infermerie o nel centro clinico.
Di conseguenza, non esiste alcun referto che attesti le conseguenze delle violenze.
- nel corso del già citato incontro di sabato 26 novembre e in successivi
colloqui tra volontari e autorità penitenziarie, queste ultime hanno
inteso 'spiegare' l'intervento degli agenti con la necessità di dividere
detenuti che si stavano picchiando tra loro o di rispondere a violenze commesse
dai detenuti contro gli agenti stessi. A sostegno di questa tesi, in alcuni
casi gli agenti hanno preventivamente fatto rapporti disciplinari contro alcuni
dei detenuti picchiati e uno di essi e' già stato portato davanti al
Consiglio di Disciplina.
- alcuni volontari che hanno provato ad assumere informazioni sulle violenze
e le intimidazioni verificatesi sono stati minacciati dal Direttore e dal Comandante
di essere segnalati al Giudice di Sorveglianza perché li escludesse dalla
facoltà di entrare nel carcere (art.17 dell'Ordinamento Penitenziario).
Chiediamo l'allontanamento immediato dell'Ispettore
Santoro e degli altri agenti resisi responsabili di violenze e intimidazioni
ai danni dei detenuti.
Chiediamo che le autorità giudiziarie competenti (Magistratura di Sorveglianza
e Procura della Repubblica) indaghino su questi gravi episodi che contrastano
nettamente con l'art. 27 della Costituzione comma terzo ("Le pene non possono
consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere
alla rieducazione del condannato") e con l'Ordinamento Penitenziario legge
26 luglio 1975 n° 354 art. 1 comma uno("Il trattamento penitenziario
deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità
della persona").
Invitiamo parlamentari e consiglieri regionali ad effettuare visite ispettive
a Sollicciano e le autorità politiche in generale a non lasciar cadere
nel vuoto questa denuncia, ad esempio presentando nelle sedi competenti interrogazioni
in merito a questi fatti.
Invitiamo volontari, operatori, detenuti, loro familiari ed ex-detenuti a conoscenza
di fatti relativi alle violenze e alle intimidazioni delle ultime settimane
a rompere il silenzio rendendoli pubblici.
Dentro e Fuori le Mura,
Redazione Fuori Binario,
Associazione Pantagruel,
Movimento di Lotta per la Casa,
Casa dei Diritti Sociali,
Associazione Aurora,
Comunità dell'Isolotto,
Associazione Periferie al Centro,
Don Alessandro Santoro,
Comunità di Base delle Piagge,
Associazione per l'Altro
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per contatti telefonici: Christian 339-1300058 - Luca 347-4150835
Da FUORIBINARIO # 94 Dicembre 2005 redaz.fuoribinario@libero.it
L'EMERGENZA CARCERE
di Enzo Mazzi
Le carceri Toscane e in primo luogo Sollicciano sono al collasso. Tutto il sistema penitenziario Italiano è "fuori legge"; ma questo non mitiga affatto la durezza del giudizio di illegalità, di incostituazionalità e di inumanità che grava sulla Toscana per il modo come tratta i detenuti ospitati (si fa per dire) nelle sue strutture carcerarie. la culla della cultura umanista non può accettare che migliaia di esseri umani siano trattati peggio delle bestie: costretti a vivere per 22 ore su 24 ammassati in celle dove a causa del sovraffollamento non resta nemmeno lo spazio per stare in piedi, alimentati con vitto approssimativo, impedite di accedere alle più elementari cure mediche, imbottiti di psicofarmaci. E' questo non è ancora il peggio. C'è il forte sospetto, e forse più che un sospetto, che a Sollicciano negli ultimi tempi si pratichino pestaggi di detenuti per gestire con l'intimidazione violenta una situazione che rischia di sfuggire di mano.
I fatti
In Ottobre i detenuti del carcere di Sollicciano iniziano uno sciopero: rifiutano
il cosidetto sopravvitto e l'ora d'aria, contro le condizioni di detenzione
che hanno ormai raggiunto un grado estremo di intollerabilità. partecipa
alla protesta, e ne conferma i motivi, il Garante dei diritti dei detenuti del
Comune di Firenze Franco Corleone, iniziando lo sciopero della fame a cui in
tanti aderiamo con un digiuno a staffetta. Nulla si muove. Anzi la situazione
degenera sempre più. In Novembre la protesta dei detenuti assume forme
più visibili all'esterno, specialmente con la battitura delle sbarre
nelle ore serali. Per Dicembre è prevista la ostensione delle lenzuola
dalle finestre. Il movimento di solidarietà si allarga. Si fanno sit-in
davanti al carcere . Alcuni politici si muovono. I media incominciano a rompere
il silenzio e a informare sul problema. E' a partire da questo allargarsi del
movimento cittadino di attenzione, se non di solidarietà, che scatta
il meccanismo difensivo del sistema carcerario. Si teme la saldatura fra il
dentro e il fuori. Ma anziché rimuovere le cause della protesta, si cerca
di spengerla sia con le intimazioni violente sia anche con le blandizie verso
i detenuti.
I sospetti
Vari indizi rendono plausibile, se non certo, il fatto che nel mese di Novembre
diversi detenuti siano stati picchiati per indurli a desistere dalla protesta.
Lo stesso scopo è stato perseguito attraverso promesse di permessi premio
e concessioni dei codici fiscali necessari per poter lavorare. Come il serpente
che si morde la coda, chi ha subito percosse viene ulteriormente minacciato
di subire altre più pesanti vessazioni nel caso che denunci le violenze
di cui è stato oggetto e al tempo stesso viene blandito con le solite
promesse se accetta di tacere. Sembra che una decina di detenuti picchiati o
testimoni di pestaggi siano stati indotti in vario modo a firmare una lettera
in cui smentiscono le notizie di fatti di violenza. Di fatto la protesta si
è davvero spenta. Niente più scioper, niente lenzuola dalle finestre,
nonostante la legge ex-Cirielli faccia temere un aumento ulteriore del numero
dei detenuti e quindi un aggravamento delle condizioni di vita, se si può
chiamare vita quella dei carcerati.
Gli indizi
La situazione che abbiamo descritta rende difficile l'accertamento della reale
gravità dei fatti. Le vittime, o terrorizzate o blandite, non parlano
apertamente. Sussurrano sottobanco con operatori sociali ma non osano venire
allo scoperto. Non possono però nascondere i segni fisici delle percosse.
E la città che fa? Dorme, salvo un piccolo movimento che si è
allargato ma resta marginale. Le sue prese di posizione sono responsabili e
caute per il pericolo che ogni denuncia non solo cada nel vuoto ma si ritorca
contro le vittime. Eppure non si può tacere. C'è il forte sospetto
che la sofferenza dei carcerati sia come un tranquillante per una società
impaurita e insicura. Un sedativo usato spregiudicatamente dal sistema di potere.
Un po' come una pena di morte a lenta esecuzione. Invece che la iniezione letale
tutta in una volta, tante piccole dosi quotidiane. Il meccanismo infernale non
è certo di oggi. E non è astratta teoria di psicologia sociale.
Personalmente l'ho scoperto molti anni fa avvicinando le esperienze dei dimessi
dal carcere che affollavano la casa canonica parrocchiale dell'Isolotto negli
anni '60 e contribuivano a rendere viva la comunità. Ed ora tale meccanismo
è confermato da una vicinanza col carcere sempre troppo labile e incerta
per le necessità. La sofferenza del carcere, come la pena di morte, non
diminuisce affatto i delitti. Lo sanno tutti. Ma rassicura la massa dei cittadini.
Più pena c'è nel carcere meno pena nella società. Questo
non attenua il significato e la spinta della lotta contro la pena di morte.
Anzi rende tale lotta ancor più credibile includendo nella condanna anche
l'inutile e degradante inumanità dell'attuale trattamento carcerario.
La privazione della libertà come giusta pena per le violazioni della
legge dovrebbe avere un carattere rieducativo e non un significato di violenza
sacrificale. E' il dettato costituzionale che lo dice.
Che qualcuno che conta finalmente si muova.
NON ESSERE COMPLICI
Di nuovo si parla di violenza nel carcere di Sollicciano.
Si è creato un clima di paura. Ci sono intimidazioni, si compra il silenzio
dei detenuti, si picchiano le persone e forse si arriva anche a dei pestaggi.
Io non ho visto tutto questo, non ho nomi da fare, testimoni da portare. So
però con certezza che queste violenze sono state fatte. È una
violenza che getta il carcere nell'illegalità.
I nomi - meno delle dita di una mano, ne sono sicuro - di chi compie questi
reati li conoscono il comandante e il direttore. Proteggendoli essi diventano
responsabili di queste illegalità.
Quando sentiamo raccontare con quale rituale si svolgono alcune di queste violenze,
il pensiero corre a Guantanamo, ad Abu Ghraib. Questi luoghi dell'orrore possono
incendiare la fantasia di menti malate, fare scuola?
Come volontario vengo da un'altra scuola. Si chiama Costituzione della Repubblica
Italiana. L'articolo 27 della Costituzione dice : " Le pene non possono
consistere in trattamenti contrari al senso di umanità, e devono tendere
alla rieducazione del condannato".
La mia presenza a Sollicciano nasce direttamente da questo articolo. Se la finalità
della pena è esclusivamente educativa, è incompatibile con ogni
tipo di violenza.
L'articolo 17 dell'ordinamento penitenziario dice che questa finalità
si deve perseguire obbligatoriamente con il contributo esterno, quindi anche
con il mio contributo. È per questo che ho il diritto e il dovere di
dire basta con la violenza. Basta e avanza quella che il carcere infligge per
sé.
L'utopia di una società senza carcere è molto lontana, ma l'articolo
27 della Costituzione ci fa sperare che possiamo liberarci di questo carcere.
Anche a Sollicciano c'è bisogno di recuperare la legalità. C'è
bisogno che il tribunale di sorveglianza riprenda con coraggio il suo compito:
assicurare che l'esecuzione della pena sia legale.
Un'ultima parola ai violenti e a chi li protegge. In fondo l'articolo 27 della
Costituzione ci comanda di liberare l'anima di chi ha commesso un reato, cioè
di restituirlo alla libertà di cittadino. Colpendo e violentando il suo
corpo, lo rende - ancora più schiavo. Dovevo queste parole a coloro che
hanno subito le violenze, a coloro con cui parlo, che ascolto, con cui ci scambiamo
esperienze, affetti, con cui sogniamo un domani diverso.
Lo dovevo a loro e a tutti gli altri detenuti. Per non essere complice.
Bruno Borghi
Volontario nel carcere fiorentino di Sollicciano
(Nota della redazione di Oltre Le Mura) Apprendiamo
proprio in questi giorni che anche in Texas, nel braccio della morte della Polunsky
Unit, prosegue l'annosa protesta contro le condizioni disumane in cui i detenuti
sono costretti a "vivere". L'occupazione pacifica delle celle e delle
docce ha portato finora a varie ritorsioni nei loro confronti da parte delle
guardie che li hanno bombardati di gas lacrimogeni, non hanno permesso loro
di fare la doccia, li hanno obbligati a dormire completamenti nudi, al gelo,
su un piano di acciaio, dopo averli costretti ad un depravante spogliarello
e averli privati di ogni loro già misera proprietà. Come si può
notare in USA ci vanno giù ancora più duri.
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Concludiamo questa triste rassegna stampa sulla violenza in carcere con un articolo
dal sito di Controradio sulla morte di Marcello Lonzi, uno dei pochissimi casi
che ha avuto qualche attenzione da parte dei media grazie alla lotta della madre
contro l'omertà. E mettiamoci bene in testa una volta per tutte che la
violenza da parte di chi dirige le carceri non è solo un fenomeno Fiorentino,
Toscano o Iracheno. E' un fenomeno mondiale presente in tempi di guerra
come in tempi di pace, nei regimi dittatoriali come in quelli "democratici",
in carceri vecchie e sovraffollate come in quelle nuove e "regolari".
Finiamola di scandalizzarci ipocritamente per le torture nelle carceri di Guantanamo
e Abu Ghraib, per le carceri segrete della CIA, dimenticandoci sempre ciò
che succede anche nelle altre carceri, in Occidente come in Oriente! Il "Braccio
Violento della Legge" offre il suo assaggio caricando pacifici manifestanti
come al G8 di Genova 2001o in Val di Susa a Dicembre ma si esprime al meglio
nel segreto delle carceri.
CASO LONZI: IL
GIP PRENDE TEMPO. LA MADRE "NON HO PIU' LA FORZA DI BATTERMI"
Ieri era prevista l'udienza in cui il giudice avrebbe dovuto esprimersi sulla
riapertura del caso di Marcello Lonzi (il detenuto morto a 29 anni, l'11 luglio
2003, nel carcere delle Sughere, di Livorno dove era recluso) in base alla controperizia
medica presentata o se archiviarlo definitivamente. La madre di Marcello, Maria
Ciuffi ha sempre sostenuto che il figlio sarebbe morto in seguito a un pestaggio
subito in cella, mentre secondo l'inchiesta della procura di Livorno, Lonzi sarebbe morto per cause naturali,
stroncato da un infarto.
Maria Ciuffi da anni si batte contro la chiusura del caso, avanzata dal pm livornese
Roberto Pennisi tanto che dopo averlo querelato per diffamazione, nell'aprile
scorso aveva presentato anche una denuncia contro Pennisi ipotizzando i reati
di falso, omissione di atti d'ufficio e favoreggiamento di ignoti in relazione
all'inchiesta sulla morte del figlio. Nella denuncia indirizzata al procuratore
di Livorno, Maria Ciuffi chiedeva di procedere anche contro il medico legale
Alessandro Bassi Luciani, consulente tecnico del pm, per gli stessi reati, e
contro un agente scelto della polizia penitenziaria. Oltre a una serie di altri
atti istruttori, la signora Ciuffi chiedeva anche la riesumazione della salma
per effettuare un esame tossicologico sui suoi organi. Istanza respinta dallo
stesso Pennisi.
Ieri il Gip ha preso tempo. Altri 10 giorni prima di pronunciarsi. "Sono
stanca - ci ha detto la signora Ciuffi - e non credo che questa volta avrò
la forza di andare avanti in un battaglia che ho sempre condotto da sola, senza
il sostegno dello Stato".