6.1.09
Ristretti News: edizione speciale per "Fuoriluogo"

Con
il numero di dicembre 2008 il mensile "Fuoriluogo" ha sospeso le
pubblicazioni.
Mancano
i soldi per stamparlo e tutti coloro che si occupano di giustizia e
diritti
sentono
già la mancanza di questa "voce", libera e autorevole, in
materia di droghe.
Proponiamo
questa "collezione" con l'intento di contribuire al rilancio
della testata.
Annate
disponibili (in pdf)
Fuoriluogo,
mensile di Forum Droghe, supplemento del Manifesto
Direttore
responsabile: Maurizio Baruffi. Direzione: Grazia Zuffa
Mail:
fuoriluogo@fuoriluogo.it -
Web: www.fuoriluogo.it
7.1.09
Ci sono voluti 15 anni per sapere (un po') di verità su questo
caso
Prestazioni sessuali dai detenuti: 3 anni e 10 mesi a ex
cappellano
Secolo XIX, 7 gennaio 2009
Quello svolto dai cappellani nelle carceri
italiane è «un servizio pubblico», la cui natura «è conclamata
dalla normativa pubblicistica che lo governa, dall’assenza dei poteri
tipici della funzione pubblica, dall’attività intellettiva e non
meramente applicativa o esecutiva che lo caratterizza».
Lo sottolinea la Cassazione, confermando la condanna a 3 anni e 10 mesi
inflitta dalla Corte d’appello di Genova a un ex cappellano, Giuseppe
Stroppiana, all’epoca dei fatti in servizio nel penitenziario di
Sanremo, ritenuto responsabile di concussione per aver indotto, tra il
1988 e il 1994, alcuni detenuti a concedergli prestazioni di natura
sessuale, con la prospettiva di poter incidere sulla loro posizione
giudiziaria.
Contro tale verdetto, l’imputato si era rivolto ai giudici di piazza
Cavour, ritenendo insufficiente la motivazione inerente la sussistenza
del reato di concussione. La Suprema Corte (sesta sezione penale,
sentenza n.12) ha rigettato il ricorso del religioso: «il cappellano
non svolge una funzione pubblica legislativa o giudiziaria -
sottolineano gli `ermellinì - né, dopo il ridimensionamento dei
compiti originariamente attribuitigli, una funzione amministrativa,
intesa come attività caratterizzata dalla formazione e dalla
manifestazione della volontà della pubblica amministrazione o dal suo
svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi, sicchè non
riveste la qualità di pubblico ufficiale”». Però, si legge ancora
nella sentenza, «avuto riguardo ai compiti che la legge attualmente gli
assegna e che sono funzionali all’interesse pubblico perseguito dallo
Stato nel trattamento delle persone condannate o internate, il
cappellano sicuramente svolge un servizio pubblico».
La riforma carceraria del 1975, ricordano i giudici di ´Palazzaccio, «tradendo
in parte i propositi di laicizzazione della vita pubblica, continua a
prevedere che il trattamento del condannato e dell’internato sia
svolto avvalendosi anche della religione e a tal fine, mantiene il
servizio di assistenza cattolica come servizio stabile e interno alla
struttura penitenziaria”.
In ogni caso, rileva la Cassazione, «non può sottacersi che, nella
prospettiva di affrancarsi, con una qualche timidezza, da tendenze
confessionali», la riforma carceraria «ha comunque rimosso il
cappellano dal Consiglio di disciplina e dalla quasi totalità delle
funzioni amministrative che il regolamento precedente gli conferiva».
Il cappellano infatti è stato «privato anche del potere di controllo
sulla corrispondenza, del governo della biblioteca, del potere di
redigere i rapporti per l’osservazione del detenuto. I suoi compiti -
conclude la Suprema Corte - di norma sono essenzialmente di natura
religiosa e consistono nell’organizzare e presiedere alle pratiche di
culto e nell’istruire e assistere i detenuti».
Spie in confessionale, vescovo contro i giudici
La microspia nascosta in carcere a Sanremo dove si svolgono i
colloqui e le confessioni dei detenuti
Corriere della Sera, 15 giugno 1993
"Assolvete il mio Parroco oppure dite
come stanno le cose. Non si puo' tenere in sospeso un fatto di questa
gravità". E' la sollecitazione alla Giustizia del Vescovo di
Ventimiglia Monsignor Giacomo Barabino, che fa cosi' riesplodere la
polemica sulla microspia fatta mettere in carcere a Sanremo dalla
magistratura sotto un quadro della Madonna nei locali dove si svolgono i
colloqui e le confessioni dei detenuti con Don Giuseppe Stroppiana, il
cappellano della prigione. A denunciare il fatto, nei primi di marzo, fu
lo stesso sacerdote che ne parlo' pubblicamente in chiesa. A causa del
segreto istruttorio non si riusci' a saperne di piu' e si diffusero
allora le voci piu' strane: chi parlo' di microspia utilizzata per
carpire segreti dei croupiers del Casino' , chi fece sapere che forse
era un sistema per identificare i componenti di una pericolosa banda di
spacciatori inseguita dagli inquirenti. In ogni caso un fatto insolito e
clamoroso. La Curia stilo' un comunicato in cui difendeva il sacerdote e
stigmatizzava l' accaduto. La vicenda sembro' conclusa, specialmente
dopo la conferma della regolarita' dell' inchiesta (di cui nessuno
sapeva niente) espressa addirittura dal ministro della Giustizia,
Giovanni Conso, chiamato in causa da una interpellanza parlamentare.
Invece il Consiglio Presbiteriale della Diocesi di Ventimiglia Sanremo,
presieduto da Monsignor Barabino, ha riaperto la querelle. Una nota
ufficiale ieri ha espresso "piena solidarieta' al cappellano del
carcere, ma deplora la grave offesa recata al Sacramento della
confessione con l' introduzione di quella microspia in quel luogo
solitamente utilizzato da un sacerdote". Tale fatto e' da
"considerarsi piu' che deprecabile come l' autorizzazione del
provvedimento emesso dall'autorita' di polizia giudiziaria che, tra l'
altro, non avendo, nonostante sia passato ormai molto tempo, emesso
alcun provvedimento nei confronti del cappellano del carcere, come un
avviso di garanzia o altro, non dia la possibilita' a un Cittadino
rispettabile di difendersi se accusato di qualcosa".
Il Consiglio Presbiteriale aggiunge anche
che non si puo' mettere con il silenzio la parola fine ad un fatto cosi'
grave e constata che, a distanza di oltre tre mesi dal fatto, la
magistratura non ha ancora acclarato la verita' , mentre a suo tempo non
erano mancati sospetti e indizi lesivi dell' onesta' e dell'
onorabilita' di Don Stroppiana". Si ha dunque la conferma ora che
il cappellano del carcere di Santa Tecla risulta sotto inchiesta, ma non
si sa per quali motivi, ne' si conoscono le ragioni, le quali avevano
spinto la magistratura ad autorizzare la "spiata".
15.1.09 Ristretti News Speciale: "Un occhio alla giurisprudenza"
Un
occhio alla giurisprudenza
Rassegna
di sentenze della Corte di Cassazione inerenti il carcere e le pene
-
tutti i documenti linkati da questa pagina sono in formato pdf -
17.1.09 In-Veneto: informazione tra il carcere e il territorio
In-Veneto:
informazione tra il carcere e il territorio
Edizione
n° 52, del 17 gennaio 2009
Notizie
da Padova
Notizie
da Venezia
Notizie
da Vicenza
Notizie
da Verona
Appuntamenti
19.1.09 Speciale: "InnocentiEvasioni.net", una voce nuova nell'informazione sul carcere
INNOCENTIEVASIONI.NET
Direttori Luigi Manconi
Patrizio Gonnella
Caporedattore Antonella Barone
Redattori Valentina Calderone, Luigi Maria
Fratepietro, Valentina Brinis
Amici e collaboratori di Antigone e di A Buon Diritto hanno realizzato
questo sito, interamente dedicato alle condizioni e ai luoghi
della privazione della libertà ( carceri, istituti minorili, ospedali
psichiatrici giudiziari,centri di identificazione ed espulsione…). Un
sito che sappia affrontare la questione della detenzione nella sua
complessità e nei suoi diversi e articolati aspetti, evitando due
possibili rischi:
- quello di un approccio solo ed esclusivamente umanitaristico,
concentrato sulle "condizioni di vita" (in genere pessime) dei
detenuti e sulle carenze del sistema;
- una interpretazione che enfatizzi esclusivamente tutte le miserie (che
sono tantissime) e ignori tutte le "ricchezze" che pure il
carcere esprime.
Si tenterà di sottrarre l'informazione e la discussione sul carcere a
quella che sembra sia una condanna (un’altra!): ovvero un clima sempre
cupo, un linguaggio talvolta tetro, un'impostazione comunque disperata.
Ma la prigione è il luogo d’Italia in cui è più alta la percentuale
di analfabetismo e, insieme, dove si tengono 95 corsi di scrittura
creativa e si pubblicano 42 giornali. Esattamente di ciò vorremmo
parlare: dell’assoluta penuria e delle grandi opportunità che la
detenzione rivela. E si cercherà di affrontare,
contemporaneamente, i problemi dei "custoditi" e dei
"custodi" e dei tanti che occupano uno spazio intermedio tra
le due figure principali. La presenza di varie sezioni e rubriche
all'interno del sito dà la possibilità di trattare diverse tematiche e
di evidenziare i differenti aspetti del circuito penitenziario. Il sito
è indirizzat o a quanti, a vario titolo, si interessano di questa realtà
(associazioni umanitarie e giornalisti, giuristi e docenti universitari,
sindacati di polizia penitenziaria e operatori sociali, educatori e
psicologi, direttori penitenziari , familiari di detenuti...). Resta il
problema - totalmente irrisolto oggi - dei detenuti stessi, interdetti
all'uso di internet. Qualcosa può essere fatto in questa direzione.
Innanzitutto realizzeremo un'edizione mensile, a stampa, dei contenuti
principali del sito che faremo pervenire a tutte le carceri italiane.
Poi, lavoreremo perché sia possibile un uso controllato della rete e
l'accesso al nostro e ad altri siti, da parte della popolazione reclusa
in alcuni istituti, in via sperimentale.
Questo lavoro ha un costo, che si ritiene di poter sostenere in parte
attraverso le nostre associazioni, e in parte attraverso l'aiuto
di quanti decidano di contribuire a questa opera. Ciò sarà possibile
attraverso un sostegno di € 50,00 a trimestre per diciotto mesi, che
si potrà rinnovare nel 2010.
Queste le coordinate, intestate ad A Buon Diritto per l'attivazione del
bonifico periodico:
IT39 D010 0503 3730 0000 0010 478
Si prega di comunicare l'avvenuto bonifico, unitamente al codice fiscale
e ad un indirizzo postale di residenza, per l'invio della ricevuta di
contributo.
Grazie dell'attenzione e del sostegno che vorrete accordarci.
Luigi Manconi Patrizio Gonnella
26.1.09 Dossier "Morire di carcere": 48 detenuti suicidi nel 2008
48 suicidi in carcere
nel 2008: in 20 anni 1.000 detenuti si sono tolti la vita
Nelle
carceri italiane dal 1° gennaio al 31 dicembre 2008 sono morti
"almeno" 121 detenuti, dei quali "almeno" 48 per
suicidio (alcuni casi sono dubbi e si attende l’esito delle indagini).
Dal 1990 ad oggi si sono tolti la vita 957 detenuti e prevedibilmente nel
2009 verrà raggiunta la quota di 1.000 suicidi in carcere, nell’arco di
20 anni (vedi allegato).
Nel
2007 i suicidi tra i detenuti erano stati 45: quest’anno si sono
verificati 3 casi in più, anche se per effetto della crescita della
popolazione detenuta (da una media - nel 2007 - di 44.233 siamo passati a
51.167 come media del 2008) il tasso di suicidi su 10.000 detenuti è
diminuito da 10,37 a 9,38. Il tasso di suicidio nella popolazione italiana
è dello 0,51 ogni 10.000 abitanti, quindi in carcere i suicidi avvengono
con una frequenza circa 21 volte superiore.
Particolarmente
"a rischio" risulta essere la condizione di isolamento e nel
2008 un terzo dei suicidi sono stati messi in atto da detenuti che si
trovavano soli in cella, o per disposizione dell’autorità giudiziaria,
o per altri motivi: 16 delle vittime erano "isolati" e 3 di loro
assegnati al regime di "41-bis".
Il
numero dei detenuti che durante l’anno sono soggetti alle diverse forme
di isolamento non vengono diffusi dal Dipartimento dell’Amministrazione
Penitenziaria, mentre sono noti quelli dei sottoposti al regime di
"41-bis", il cosiddetto "carcere duro": nel
quinquennio 2004-2008 il loro numero medio è stato di 562 e i suicidi
sono stati 14 (vedi allegato). Quindi il tasso di suicidio nel
"carcere duro" è di 4,45 volte, rispetto al normale regime
detentivo, e 93,45 volte superiore rispetto a quello riscontrati nella
popolazione italiana.
Per
quanto riguarda gli Istituti di Pena dove si sono verificati più casi la
"maglia nera" va Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa (3
casi), al pari della Casa Circondariale di Viterbo.
I
"casi" raccolti nel nostro Dossier Morire di carcere non
rappresentano la totalità delle morti che avvengono all’interno dei
penitenziari: sono quelle che siamo riusciti a ricostruire, in base alle
notizie dei giornali, delle agenzie di stampa, dei siti internet, delle
lettere che ci scrivono i volontari o i parenti dei detenuti morti.
Tra
le 48 segnalazioni di suicidi in carcere che ci sono arrivate nel 2008
siamo riusciti a ricostruire soltanto le "storie" di 37 persone:
21 erano in attesa di giudizio e 16 stavano scontando una pena definitiva;
31 erano italiani e 6 stranieri, 33 uomini e 4 donne. (La frequenza
maggiore si è registrata tra le persone in attesa di giudizio - per
quanto riguarda la posizione giuridica; tra gli italiani - per quanto
riguarda la nazionalità - ; tra le donne - per quanto riguarda il
genere).
Età:
11 dei suicidi avevano un’età compresa tra i 20 e i 30 anni, 12 un’età
compresa tra i 30 e i 40 anni, 9 un’età compresa tra i 40 e i 50 anni e
5 un’età compresa tra i 50 e i 60 anni. La frequenza maggiore si è
verificata tra i 20-30enni, che rappresentano il 26% dei detenuti ma hanno
messo in atto il 29,7% dei suicidi.
Il
Dossier Morire di carcere 2008 nel complesso ha
"registrato" 90 decessi, di cui 37 per suicidio, 32 per cause
ancora da accertare, 20 per malattia e 1 per le complicazioni derivanti da
uno sciopero della fame. Il Dossier integrale può essere letto a questo
indirizzo: http://www.ristretti.it/areestudio/disagio/ricerca/2008/index.htm.
Il
Dossier "Morire di carcere"
Questo notiziario e'
registrato al Registro Stampa del Tribunale di Padova (n. 1964 del 22
agosto 2005)
e al Registro Nazionale degli Operatori della Comunicazione (n. 12772 del
10 dicembre 2005).
Ha ottenuto il Marchio di Certificazione dell'Osservatorio A.B.C.O. dei
Beni Culturali.
Direttore: Ornella Favero
Redazione: Centro Studi di Ristretti Orizzonti
Via Citolo da Perugia n. 35 - 35138 - Padova
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