ARTICOLI SU CARCERE E ALTRO DI FEBBRAIO 2009
di Vincenzo Andraous
5.2.09 ARTICOLO SULLE NUOVE DROGHE
AL
SUPERMERCATO DELLE IDIOZIE
Non è più
sufficiente gabbare leggi e sanzioni per mantenere
una “libera circolazione delle droghe”, per mantenerne vivo lo
smercio e il conseguente acquisto, da parte dei soliti commercianti di morte,
degli instancabili ricercatori di sogni e doppiezze interiori.
Ora il pianeta degli anni
corti, dei ragazzini dalle gambe larghe e le mani in tasca, smanetta su
internet, basta guardare su alcuni blogs e accorgersi
dei tanti ragazzi che perdono tempo e sonno, a raccontarsi il proprio
sballo, il trip appena concluso, da
iniziare a breve, per l’ennesima volta.
Ognuno spinge avanti
l’altro, ciascuno affascina l’altro, imprudenti al salto in avanti,
che a gioco lungo non fa sconti a nessuno, neppure di fronte a due
occhi spaventati costretti alla ritirata.
Droga a valanga, la solita,
quella nuova, adesso anche le erbe,
definite droghe finte, eppure sono sostanze devastanti, per quantità e modalità
di uso, contengono principi attivi, causano effetti somiglianti alle sostanze di
sempre, occorre predisporsi a quali diagnosi verranno individuate.
Hanno nomi sempre meno
uguali, Kratom, Spice gold, Sniff, per meglio sedurre i nuovi arrivi per
l’inferno che verrà, perché statene certi che arriverà.
Adolescenti e droga, come se
afferrare una canna, una pasticca, una polvere, fosse semplice più ancora di
ottenere un’autorizzazione a
trasgredire una norma, e mandare a
quel paese una regola.
“Droga e mi calo giù,
tutto qui, e non rompetemi l’anima”, questo il leit motiv delle
ultime stagioni, l’istanza che sale alta da un quattordicenne, che
formato lo è dalla play station, dalla voglia di uscire dalla propria periferia
adolescenziale.
Parlando con un ragazzo
sospeso per qualche giorno da scuola, non una parola importante sull’accaduto,
sull’infrazione commessa, non un sussulto di rimorso, piuttosto un lamento
persistente di giustificazioni, completamente assente di motivazioni, distante
da un riesame critico dell’evento.
Un ragazzo come tanti altri,
educato, pulito, eppure dentro un’insignificanza comportamentale stupefacente,
poco interessato alle strade del mondo, alle scelte da fare, certo di farcela a
delegare ad altri la fatica dello studio e del rispetto delle regole, un ragazzo
preso in mezzo tra internet e il quad nuovo fiammante.
Un adolescente, a farsi una
canna o una pipetta di roba da supermercato delle idiozie, è così normale
l’indulgenza politica da diventare prassi culturale, fino a essere
scandaloso scandalizzarsi, in fin dei conti non occorre esagerare, creare
panico, c’è una gioventù capricciosa è vero, ma che verrà ricondotta alla
ragione, dalla nostra capacità di confrontarci e dialogare, di mettere in campo
strumenti educatici e preventivi efficaci. Intanto però ci muoviamo sui detriti
causati da questo disagio, lo facciamo con risposte immediate ma semplicistiche,
continuando a fare i conti con quella imperturbabilità del mondo giovanile
protesa all’incontro di azioni di vera e propria devianza.
Navi da guerra con le stive
piene di codicilli e sicurezza, nel
frattempo si oltrepassa il limite della prudenza con gli estratti vegetali che
comunque potrebbero contenere sostanze psico attive.
Appare evidente che c’è
una accondiscendenza da teatrino
del dubbio, per questo dramma persistente che la droga moltiplica e accentua,
massacrando i ragazzi e le famiglie, lasciati senza difese, privati persino
dell’ultima certezza, quella di meritare un futuro migliore.
18.2.09 ARTICOLO SULLA VIOLENZA INCOMBENTE
UNA DISCONNESSIONE MENTALE E EMOZIONALE
Si violentano le donne, si umiliano, si offendono nella carne e nello spirito, poi si gettano via. Si bruciano vivi i barboni con una risata sgarbata, tutta l’indifferenza nei riguardi della dignità umana, un menefreghismo costruito a misura, verso quanti deboli e indifesi possono essere usati come divertimento contro la noia.
Donne e clochard, scagliati in faccia alle coscienze, sempre pronte a trovare un capro espiatorio, sempre quello, sempre uguale, sempre meno attendibile: siamo circondati dagli stranieri, oramai siamo in preda al panico, ridotti al filo spinato delle parole lanciate a grappolo, dei colpi di pistola sparati nel mucchio.
Come
se tutti i guai fossero riconducibili ai comunitari indesiderati, certamente un
fenomeno da riconsiderare nei numeri, nella qualità dei ruoli, ma altrettanto
sicuramente non responsabili dei mali della nostra società.
La
mattina osservo gli adolescenti fermi alle stazioni dei pulman, nei pressi delle
scuole, sono bestemmie e pugni sul muso, spintoni e occhiatacce, gruppi che si
fronteggiano, muscoli e odio che sale nei riguardi dei più deboli, per quanti
non hanno, non posseggono, non potranno avere.
Nella
famiglia, il microcosmo che costituisce-costitutivamente
il macrocosmo collettività, anche lì vedo calci e prepotenza, come se
improvvisamente nelle nostre vene scorresse un liquido inquinato e inquinante,
la peggiore espressione della nostra disumanità.
Primo
levi ci ha lasciato in eredità che occorre credere nella ragione e nella
discussione, che all’odio bisogna anteporre sempre e comunque la giustizia.
Forse
proprio in queste parole c’è la chiave di accesso per scardinare l’oblio in
cui ci siamo cacciati, la lentezza di un intervento educativo capace, la
stanchezza per un’esistenza che non consente più pause, riflessione, ascolto,
e un briciolo di pietà.
La
pietà questa compagna di viaggio ripudiata, messa al bando, da un odio che
cresce, che fa sponda alla paura, e rende invincibili i branchi in agguato, eroi
i vigliacchi, leaders chi non potrà mai esserlo.
Ricordo
qualche tempo fa quando ho sostenuto che non si trattava di mera sporadicità, né
di accadimenti incredibilmente da fuori di testa in via di esaurimento, rammento
bene le alzate di spalle, i comportamenti di spocchiosa alterità.
Qualcuno
dirà che non siamo ancora a questi livelli di urbanizzazione incontrollata
dell’odio, eppure se guardo negli occhi un adolescente, leggo oltre alla
spavalderia dell’impunito, l’incapacità di accettare un’altra persona
diversa da se stesso, in quello sguardo c’è lancinante l’assenza di un
qualche dubbio, di contro ci sono gli sms che cristallizzano una società
materializzata e livellatrice, al punto da disconoscere quel pudore essenziale
per non dichiarare fallita in
partenza la nostra personalità, il nostro valore di esseri umani.
Un
indiano bruciato vivo, un altro clochard dopo quello di Rimini, un’altra
persona al macero che non faceva male a nessuno, ma rendeva inqualificabile
l’arredo urbano.
Perdiamo
tempo a domandarci se è xenofobia, razzismo, o
più semplicemente è il risultato di una disconnessione mentale e
emozionale, e allora dalle università alle scuole secondarie non è più
sufficiente arrancare sul compito dell’istruzione pura, ma bisogna affiancare
un’azione educativa influente per autorevolezza, che trasmetta
l’importanza del legame tra un individuo e l’altro, anche quello solo
apparentemente diverso, o spesso, unicamente meno fortunato.