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di RANIERI SALVADORINI
L'Antimafia: "Spariscono le vecchie aste di donne, sostituite da nuove forme di traffico". Dove la violenza è "solo" psicologica
Dalle donne vendute all'ingrosso nel cuore dell'ex Jugoslavia alla tratta "fai da te" da parte di tanti criminali "normali"
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FINO
a poco tempo fa le ragazze venivano sequestrate con la forza e poi
vendute all'asta, e da lì smistate sui marciapiedi di tutta
Europa. Un 'lavoro' decisamente rischioso per i malviventi e che
ha finito per esporli alle polizie di tutti i Paesi. Il racket, in
risposta a questa repressione su larga scala, ha scelto la strada
dell'evoluzione: oggi è quasi soft, la violenza è sfumata nelle
forme e la catena reclutamento-vendita-trasferimento delle ragazze
non viene più gestita da grosse concentrazioni di criminali ma da
un immenso arcipelago di piccoli gruppi. Insomma, il meccanismo è
esploso, ed è rinato sparpagliandosi sul territorio.
Il
"Mercato Arizona". |
Croazia.
"All'Arizona Highway", spiega l'economista ed esperta in terrorismo Loretta Napoleoni, "i mercanti ordinavano alle ragazze di spogliarsi e quelle rimanevano nude sul ciglio della strada: gli uomini si avvicinavano, le toccavano, ispezionavano la pelle e controllavano perfino la bocca prima di fare l'offerta". In quegli anni era Israele il maggior acquirente di slave, "molto ricercate da una clientela di ebrei ortodossi" che, spiega Nissan Ben-Ami, dirigente di Awareness Centre, un'Ong israeliana che lotta contro il traffico e la prostituzione, "per motivi religiosi non possono masturbarsi e sprecare sperma: devono farlo per forza con una donna". Spiega la Napoleoni nel libro "Economia canaglia": "In Israele le donne sono trafficate per il 'corridoio' Egitto-Striscia di Gaza: da Rafah, infatti, si snodano complicati labirinti di sotterranei di cui si servono terroristi e anche trafficanti, anche di donne".
La violenza non
"rende" più.
Visto che l'efferatezza degli anni Novanta aveva provocato una risposta dura
dell'antimafia, anche in Italia il crimine ha abbandonato la violenza che
"accende i riflettori" per dare il via a una vera e propria
mutazione. Il nuovo sfruttamento è "dolce" e poco visibile.
Proprio così. Un quadro della situazione attuale su cui sono d'accordo due
autorità nella lotta alla tratta delle donne: il magistrato antimafia della
Procura di Lecce, Cataldo Motta, uno degli uomini-chiave della Dia
(Direzione investigativa antimafia) e il sociologo Pino Arlacchi, esperto
mondiale di mafia, ex sottosegretario generale delle Nazioni Unite e
direttore, dal 1997 al 2002, sempre per l'Agenzia internazionale,
dell'Undccp (l'ufficio Onu per il controllo delle droghe e la prevenzione
del crimine).
Il crimine impara a
negoziare.
Spiega Motta: "Il fenomeno si è modificato, va detto che i criminali
sono riusciti a neutralizzare le misure di contrasto con nuove modalità di
reclutamento. Gli sfruttatori si sono fatti più morbidi e ora le ragazze
non parlano più, grazie a una maggiore partecipazione agli utili e a
maggiori margini di movimento". Questa l'istantanea di Arlacchi:
"Nonostante la presenza di un forte elemento di costrizione - motivo
per cui non si può certo parlare di vero "accordo" - è stato
introdotto un minimo di elemento volontario".
"Schiavismo
moderato".
"Questa nuova forma di "semi-schiavitù" - prosegue il
sociologo - se da un lato riduce la dimensione dello sfruttamento - che però
rimane - dall'altro consente un allargamento del mercato a nuove
vittime". Il cosidetto 'reclutamento morbido', facendo leva su
incentivi che spengono il moto di ribellione nelle ragazze, rende inadeguate
molte delle norme antimafia. Certo, un forte elemento di coercizione non è
cambiato: il sequestro dei documenti per "mantenere le ragazze in uno
stato continuativo di ricattabilità e vulnerabilità", spiegano gli
esperti riportando le parole stesse del Protocollo contro la tratta. "I
grossi numeri si stanno spostando verso questa nuova forma di
dominanza", evidenzia Arlacchi, "si può affermare che almeno due
casi su tre avvengono secondo le nuove modalità di reclutamento. Prima la
violenza caratterizzava tutta la filiera della tratta, ora le ragazze vanno
incontro a dure sanzioni fisiche qualora si ribellino e violino
l'accordo".
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E che le modalità più "crude" siano in via di sparizione lo testimoniano gli stess operatori di Ong che lavorano a contatto con le ragazze sfruttate: "Poco tempo fa abbiamo trovato una giovane ragazza albanese quasi-morta, con evidenti segni di tortura e sevizie: un un orecchio mozzato, bruciature ovunque e segni di percosse di ogni tipo. Ma gli episodi di efferatezza sono residuali, appartengono ormai agli anni Novanta", spiega Marco Bufo, coordinatore dell'Ong "On the road". "Proprio per questo", sottolinea, "la situazione è più complicata, il fenomeno è sempre meno visibile e al tempo stesso più ampio". |
Le speranze delle schiave.
Sono sempre meno le donne a essere sequestrate e tenute in scacco con la
violenza: oggi nella fase di reclutamento le ragazze contraggono un debito
verso i trafficanti, che gli procurano documenti falsi in cambio di quelli
veri e le portano a destinazione. Ma le "trattenute" sul lavoro
delle ragazze sono alte, che riconquisteranno la libertà e i veri documenti
solo una volta saldato il debito. Un debito che in genere i trafficanti
tendono a gonfiare nel tempo più che possono. "Se la situazione che
viene prospettata alle ragazze per il pagamento del debito - un costo
variabile da etnia a etnia, ma che si aggira sui 50-60 mila euro - è a
"tempo determinato", queste possono sempre pensare: "Tutto
questo un domani finirà". Insomma, si convincono di aver a
disposizione sempre una seconda possibilità. Nel frattempo - spiegano gli
operatori - "prostituendosi possono mandare soldi alle famiglie,
mantenere i figli che spesso lasciano nelle case d'origine e sperare di
sollevarle dalla miseria e dall'indigenza. Rispetto all'inferno da cui
scappano, anche le condizioni di sfruttamento peggiore finiscono per essere
accettate".
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La "vecchia scuola". |
Quell'articolo è obsoleto?
Con l'introduzione dell'articolo 18 della legge Turco-Napolitano contro la
tratta il grande traffico ha subito un grosso colpo, prima di
"polverizzarsi in un arcipelago di piccoli gruppi", dice
Arlacchi". Il reato di tratta è violazione dei Diritti umani e la
sanzione arriva fino a 18 anni. "Le strategie di contrasto hanno
funzionato", dicono all'unisono Motta e Arlacchi, sottolineando:
"L'articolo 18 è fatto molto bene" ma la struttura del traffico
si è talmente fluidificata che, spiega Motta, "non si riesce più ad
arrivare alla configurazione del reato, e l'articolo 18 viene
neutralizzato". In una parola: la realtà cambia velocemente e le norme
faticano a comprenderla.
E l'Europa che fa?
Alla già difficile situazione di una normativa poco adeguata ai tempi, si
aggiungono rallentamenti dovuti alla complessità delle procedure europee:
"In Europa la posizione delle polizie rispetto alle vittime è diversa
da paese a paese", spiega Carla Olivieri, Project Manager di
"Tratta NO!", una campagna di sensibilizzazione europea realizzata
in collaborazione con il Ministero delle Pari Opportunità. Sottolinea la
Olivieri: "Nel resto d'Europa non c'è l'obbligo della denuncia da
parte delle vittime. In Italia si, e questo è uno snodo fondamentale: perché
se la denuncia è volontaria, come nella maggioranza dei paesi, mette in
pericolo le ragazze e soprattutto le loro famiglie all'estero". Sempre
la Olivieri evidenzia che anche se "la Convenzione di Varsavia del 2005
auspica una maggiore coerenza normativa da parte di tutti i paesi e un
allineamento delle legislature, fino a ora quasi nessun paese, Italia
inclusa, ha ancora ratificato la Convenzione, perché la ratifica
implicherebbe l'adeguamento normativo obbligatorio". Anche queste
complicazioni di procedura, di tipo tecnico, semplificano la vita al
crimine.
Il crimine "fai da te".
L'indentikit degli sfruttatori offre una sorpresa. "Quelle che
organizzano il traffico sono persone assolutamente normali", spiega
Arlacchi. "Questa nuova forma di assoggettamento apre il mercato a
imprenditori del traffico 'fai da te'". E' una delle conseguenze della
mutazione del mercato del sesso, che trova riscontri nelle considerazioni
della prima linea dell'Antimafia. Spiega il Procuratore di Lecce:
"Nascono 'piccole libere iniziative', perché non c'è più bisogno di
entrare in contatto con la grande criminalità organizzata, un tempo l'unica
'agenzia di servizi' per la gestione degli ingressi in Europa". In
poche parole: finché la mafia albanese era capace di passare il Canale
d'Otranto utilizzandolo come ingresso per l'Europa era inevitabile che
avesse rapporti solo con altre grandi reti criminali. Adesso però, conclude
Motta, "le vie di ingresso sono le più disparate e il controllo è
diventato complicatissimo". Così il grande crimine si è
decentralizzato.
Il commercio è al dettaglio ma i numeri restano
all'ingrosso.
Ma quanto denaro muove questo traffico? Fare stime è quasi impossibile per
la natura sommersa e continuamente mutevole del fenomeno del traffico e per
i diversi criteri adottati da stato a stato per tentare di quantificarne i
flussi. Eppure qualcosa si può dire. Secondo complesse stime dell'Ilo
(Organizzazione internazionale del lavoro), che molti ritengono al ribasso,
sono trafficate nel mondo almeno 1,7 milioni di schiave del sesso e il trend
è in crescita. Per quel che riguarda il mercato italiano Transcrime - il
Centro interuniversitario di ricerca sulla criminalità transnazionale
dell'Università degli Studi di Trento e dell'Università Cattolica del
Sacro Cuore di Milano, che collabora sulla tratta con il Parlamento Europeo
- ha stimato in quasi 6 miliardi di euro gli introiti tra il 2004 e il 2005.
Con un traffico stimato di donne che varia tra 18.000 e 36.000. Introiti
che, sottolineano sempre gli esperti, finiscono quasi per intero nelle
tasche dei trafficanti.
Nuovi problemi per l'antimafia.
"Da quando la violenza è sparita non riusciamo più a far collaborare
le ragazze, il lavoro si è complicato, anche per le stesse unità di
strada", spiega Motta, "prima alla violenza le donne finivano per
ribellarsi e collaboravano, e questo è indispensabile per ricostruire la
filiera criminale, ma oggi - prosegue il magistrato - basta osservare che
tra il 2007 e il 2008 non si è avuto nemmeno un solo procedimento per
tratta di esseri umani". Infatti "i procedimenti penali, a fronte
dei successi ottenuti negli anni scorsi, sono crollati e questo può dar
conto di quanto la situazione adesso sia molto più complicata". Lo
stesso, continua Motta, si riscontra dalle intercettazioni telefoniche:
"Non c'è più traccia, oggi, dei resoconti di violenza inaudita degli
anni Novanta."
Insistono sia Arlacchi che Motta: la violenza logora la "merce" e al tempo stesso espone chi la esercita a rischi continui. "Comprare un essere umano e trattarlo come "merce", spiega Arlacchi, non conviene: gli esseri umani non sono come un pacco di droga proprio perché non sono una merce: vanno gestiti, nutriti e, alla fine, e questo è incontrovertibile, l'essere umano si ribella, sempre".
RANIERI SALVADORINI
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News Inserita da Daria Mazzali Promiseland.it Redazione Italia