Da Claudio Giusti: 

(10/7/08) MONUMENTI FASCISTI

 

11 Luglio 2008

11 Luglio 1962 muore Eleanor Roosevelt, una degli autori della Dichiarazione Universale.

 

 

Monumenti fascisti a Forlì

La scritta mussoliniana sul campanile dell’exGIL ricordava, all’Italia e al mondo, che unicamente la volontà divina avrebbe potuto fermare quella fascista. Il suo ripristino può essere spiegato solo dal desiderio di avere un monumento all’umorismo involontario o da un rigurgito revisionista.

 

Io resto dell’idea che il campanile debba essere trasformato in una palestra di roccia e che, per ricordare il feroce trombonismo fascista, basti una targa.

 


 

(11/7/08) UN MILIONE DI MORTI

 

12 Luglio 2008

12 Luglio 1995 Massacro di Srebrenica (Bosnia)

 

 

Un milione di morti

 

In questi giorni due sentenze della Corte Suprema americana hanno fatto parlare sia della pena capitale che della libertà di possedere armi da fuoco.

Faccio notare che, negli ultimi 35 anni, intanto che i tribunali statunitensi si impegnavano per ammazzare 1.111 disgraziati, le armi da fuoco uccidevano (fra omicidi, suicidi e incidenti) dai 30 ai 38.000 americani l’anno e questo significa che, negli ultimi 35 anni, più di un milione di cittadini statunitensi sono morti sparati. 

 


 

(11/7/08) SULLA RECIPROCITA' NEL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI

 

4 Luglio 2008

14 Luglio 1976  Il Canada abolisce la pena di morte

 

 

Sulla reciprocità nel rispetto dei diritti umani

 

Qualcuno, alla radio, ha recentemente parlato di reciprocità nel rispetto dei diritti dell’Uomo. Secondo costui, nel nostro Paese, i diritti degli stranieri dovrebbero essere rispettati nella misura in cui sono rispettati nel loro.

Costui non sa di cosa parla.

 

L’Italia si è impegnata, con il Trattato di Pace del 1947, a prendere "tutte le misure necessarie per assicurare a tutte le persone che siano sotto la sua giurisdizione, senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione, il godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali, inclusa la libertà di espressione, di stampa e pubblicazione, di pratiche religiose (culto), di opinioni politiche e di assemblea pubblica." 

(Articolo 15, Sezione 1, Parte II del Trattato di Pace del 1947)

 

Come se non bastasse abbiamo anche firmato e ratificato tutti gli strumenti internazionali e regionali che impongono il rispetto dei diritti umani e in nessun trattato, patto, convenzione o dichiarazione si fa il minimo accenno ad una presunta reciprocità.

 

La reciprocità è la norma chiave nei trattati commerciali e nelle relazioni diplomatiche, ma, per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani universali, non esiste.

 


 

(12/7/08) PATIBOLI GIAPPONESI 

 

 

02/07/1976         La Corte Suprema fa tornare la pena capitale in Usa

14/07/1976         Il Canada abolisce la pena di morte

 

 

Patiboli giapponesi

 

Il Giappone ha risposto, alle pressioni abolizioniste del Consiglio d’Europa, con una raffica di esecuzioni “surprise”.

Sarebbe stato carino se, all’ultimo G8, il COE e i Parlamenti d’Europa avessero organizzato una manifestazione con gli abolizionisti giapponesi.

Ma forse è chiedere troppo.


 

(17/7/08) ORATORI CERCANSI

 

Flip News cerca, per il 16 ottobre, persone disponibili per interventi sui diritti umani, meglio se di Roma o dintorni.
cg

 

(18/7/08) MEDITATE

http://www.rassegna.it/2008/attualita/articoli/sicurezza.htm


(22/7/08) SO CHE NON SERVE

Caino in Wonderland

 

22 Luglio 2008

22 Luglio 1934 Dillinger è morto

 

‘No, no!’ said the Queen. ‘Sentence first—verdict afterwards.’

Lewis Carroll,  “Alice in Wonderland”, Chapter Twelve

 

 

Torna sempre.

Ogni anno.

Non c’è scampo.

Implacabile,

come il festival di San Remo.

Inarrestabile,

come la nuova edizione del Grande Fratello.

Inevitabile,

come le malattie di stagione.

Ogni anno.

Non c’è scampo.

Torna sempre.

Il rapportino di Nessuno tocchi Caino.

 

 

Nella versione on-line del rapportino 2008 di NtC non paiono esserci variazioni di rilievo rispetto ai rapportini degli anni precedenti.

I Caini continuano a non sapere che in America il verdetto precede la sentenza, ignorano Ring, danno i numeri e vanno in confusione sull’appello, ma ormai ci siamo abituati.

I Caini amano aggiungere qualche nuova nefandezza a quelle vecchie e scrivono che:

“Il 24 giugno 2004, la Corte d'Appello di stato, la più alta a livello statale prima della Corte Suprema di stato ha dichiarato incostituzionale una parte della legge sulla punizione capitale dello stato di New York.”

In verità la corte suprema dello stato di New York si chiama Court of Appeals, mentre la New York Supreme Court è una normalissima corte di giustizia,

 

Sconsiglio quindi la lettura del rapportino di Nessuno tocchi Caino e raccomando invece quella del quarto rapporto che il Professor Hood ha fatto alle Nazioni Unite.

Hood Roger & Hoyle Caroline
The Death Penalty. A Worldwide Perspective. Fourth Edition, Revised and Expanded.

New York. Oxford UP. 2008

 

 

ATTENZIONE

QUESTA PARTE RIGUARDA GLI ADDETTI AI LAVORI. GLI UMANI NE SONO ESENTATI

 

 

Per NtC:

“La procedura penale statunitense divide un processo per omicidio (...) in due fasi distinte. Nella prima fase (la sentenza) una giuria popolare decide se l'imputato è innocente o colpevole. Durante la seconda fase (la pena) la stessa giuria, un giudice, oppure una corte formata da 3 giudici (a seconda degli stati) valuta le circostanze aggravanti e attenuanti e decide la pena. Anche gli appelli sono divisi in due fasi: quelli su innocenza o colpevolezza e quelli sull'entità della pena.”

Nella realtà dei fatti la giuria decide il verdetto, poi, se ha stabilito che l’imputato è colpevole di un reato capitale, si tiene la seconda fase del processo e la giuria decide se condannarlo a morte. (In Alabama e Florida la decisione è presa a maggioranza e può essere ribaltata dal giudice).

L’appello, che non è il rifacimento del processo, inizia come appello diretto statale e prosegue come habeas corpus statale e federale. In questa messa cantata pluridecennale è il condannato a dovere dimostrare che, al processo di merito, ci sono stati errori così gravi e numerosi da farlo annullare.
http://win.agliincrocideiventi.it/ANNO3/Luglio2005/giurie_e_pena_di_morte.htm

http://www.osservatoriosullalegalita.org/07/acom/09set2/1700claudiokill.htm

 

 

per NtC:

“Dei 50 stati degli USA, sono 38 quelli che prevedono la pena di morte nei loro ordinamenti”

Mentre in realtà sono 36

 

 

Per NtC:

“La Cina prevede due tipi di sentenza capitale: l'esecuzione immediata e la condanna "con sospensione" della pena per 2 anni, che diventa definitiva qualora il condannato abbia commesso altri reati durante il periodo di sospensione.”

Le cose invece stanno così: se il condannato che ha ricevuto la sospensione dimostra di essere pentito ed avviato sulla via della riforma la sentenza di morte viene commutata nel carcere.

(Cfr: Amnesty International. ASA 17/01/1996 China, No One is Safe. e ASA 17/003/2004 People's Republic of China Executed "according to law"?

 

 

vedi anche:

http://www.domusmazziniana.it/ami/pm/due4/giusti.htm

http://www.osservatoriosullalegalita.org/07/acom/06giu2/1422giustipenamors.htm

http://www.controlapenadimorte.splinder.com/post/15209184/La+sconfitta+di+Pannella

http://www.agliincrocideiventi.it/2007/11/20/risoluzione-loffia/

 


 

(23/7/08) Apology 64 years in the making for black soldiers wrongly convicted

 


http://seattlepi.nwsource.com/local/371798_fortlawton23.html  

Apology 64 years in the making for black soldiers wrongly convicted

28 found guilty in 1944 riot, lynching at Fort Lawton

Wednesday, July 23, 2008
Last updated 7:46 a.m. PT

By CASEY MCNERTHNEY
P-I REPORTER

The lodging the Army provided for black soldiers on trial for the 1944 riot and lynching of an Italian POW at Magnolia's Fort Lawton was far from luxurious.

Samuel Snow was one of the 43 who were stuck in tents or shacks that winter at a camp near the Duwamish River, surrounded by barbed wire. Across town, Leon Jaworski -- the Army's prosecutor in the case who would later make headlines as a special prosecutor in the Watergate scandal -- was treated to the comforts of the Olympic Hotel in downtown Seattle.

Jaworski had evidence that likely would have cleared Snow and the others. Instead, he sat on it, and the case was nearly forgotten until a book by Seattle author Jack Hamann proved that the black soldiers didn't lynch the Italian soldier -- something Army investigators knew during the largest and longest court-martial of World War II.

This week, Snow and 32 family members of some of the men wrongly convicted will get a measure of justice and an apology.

The assistant secretary of the Army is coming to Discovery Park, the site of what was an enormous Army base where the lynching happened. As part of a series of tributes that run Thursday through Sunday, he is expected to apologize for the court-martial, which last year an Army appeals court ruled as fundamentally unfair.

In October, the appeals court reversed the convictions of the 28 men found guilty. And that planted the seed that culminates in the tributes.

"We're a little nervous to see where it all began, and we're all wondering what kind of emotions will be elicited by coming to see where it all happened," said Lashell Drake, a Milwaukee, Wis., woman whose late grandfather, Booker Townsell, was wrongly convicted.

Mayor Greg Nickels, King County Executive Ron Sims and U.S. Rep. Jim McDermott asked to help with the tribute after hearing the soldiers' stories. So did officials at the Northwest African American Museum and Seattle University, where a Mass to honor the lynched POW is scheduled Thursday.

Ezell's Famous Chicken is sponsoring a free community picnic Saturday on the former Fort Lawton parade grounds, and Metro is providing increased bus service to get people there.

"This really is Seattle coming together," Hamann said before listing dozens of people and organizations who helped raise nearly $20,000 for the four-day tribute. "We just told the story and people said, 'How can we help?' "

For Howard Cohen, that moment came at a Rotary meeting earlier this year.

He heard Hamann tell how the court-martial at Fort Lawton was the only time in American history that a group of black men had gone on trial for lynching a white man. He showed how the trial played a role in the eventual decision to desegregate the armed services and revise the Military Code of Justice.

And for decades, those wrongly convicted were overlooked.

"I was really taken by what he talked about," Cohen said. "I'd lived here for 25 years and never heard the story before. ... I wanted to help out however I could."

White soldiers at Fort Lawton resented the Italian POWs who were allowed to go out on dates with adoring high school girls. False allegations by white military policemen led to an August 1944 riot. One shy Italian, Pvt. Guglielmo Olivotto, was the victim of hatred that Jaworski later blamed on black men who weren't there when he was lynched.

Cohen, the manager of the Best Western Executive Inn and two other Seattle hotels, donated 14 room nights to visiting families of those wrongly convicted. And as a board member of the Seattle Hotel Association, he pitched the idea to his friends.

In all, Cohen helped secure 60 room nights at some of the city's best hotels during the year's busiest season -- a savings to the families of at least $13,000.

Snow -- one of two of the 28 convicted men still alive and the only one able to travel for this week's tribute -- said Tuesday that he is thankful for Cohen's efforts.

"For years, they mistreated me and did me wrong," he said of the Army. "I was just 19 years old."

When he was here as a soldier waiting for the trial, Snow said he spent his days picking up trash and, on the weekend, cleaned Army bathrooms. When he left Seattle after the trial, he did so in handcuffs.

Jaworski left what's now the Fairmont Olympic Hotel, destined for fame and fortune.

This week, Snow and his family will stay as complimentary guests of that same hotel.

FORT LAWTON EVENTS

For a complete list of tribute events Thursday through Sunday, go to jackhamann.com

Thursday

7:30 p.m., Seattle University -- Mass honoring Guglielmo Olivotto, the slain Italian POW

Saturday

10 a.m., Discovery Park -- Ceremony restoring honor to Fort Lawton veterans. Community picnic follows.

7:30 p.m., Downtown Seattle -- Samuel Snow will ride in the Seafair Torchlight Parade.

 


P-I reporter Casey McNerthney can be reached at 206-448-8220 or caseymcnerthney@seattlepi.com.

© 1998-2008 Seattle Post-Intelligencer



(23/7/08) AGGIUNTA...MORE 

On August 15, 1944, an Italian prisoner of war was found dead, hanging in the woods at Fort Lawton, near Seattle. The discovery followed a night of fighting between Italian prisoners and American soldiers, many of them black, who resented what they saw as lenient treatment of the prisoners. Twenty-six of the Italian prisoners were hospitalized. In the aftermath, 43 black soldiers were arrested, and court martialed within two weeks; 28 were convicted of rioting, and two were convicted of manslaughter as well. They served from 1 to 25 years in military prisons. In 2005 a Seattle journalist published a book on the incident which disclosed, among other things, that a contemporaneous investigative report by the Army.s inspector general which was available to the prosecutor but concealed from the defense at trial revealed that a white military policeman who testified against the black soldiers had in fact encouraged if not instigated the fighting, and was himself the most likely suspect in the homicide. In October 2007 an Army review board reversed four of the convictions, and is expected to reverse the remaining 24, because the trial was .fundamentally unfair. (Martin 2007; Yardley 2007).

The Fort Lawton soldiers were not victims of a witch hunt. There certainly was a disturbance at the base in which one prisoner was murdered and more than two dozen were injured. The authorities were determined to hold someone responsible, and the black soldiers were an easy target. Some of them may have been guilty of minor offenses; others no doubt were entirely innocent. But guilty or innocent, they served their purpose. Their convictions closed the book on the case until a journalist reopened it and published a book of his own, 63 years later. By then all but two of the black GIs were dead. How many other scapegoats have been sacrificed in cases that were not reinvestigated after 60 years? We.ll never know.

 

In:

CONVICTING THE INNOCENT

SAMUEL R. GROSS

FORTHCOMING, ANNUAL REVIEW OF LAW AND SOCIAL SCIENCE, 2008

WORKING PAPER NO. 103 FEBRUARY 2008

 


(26/7/08) BASSANO

 

Si chiamava Maria Giovanna Cortesi.

Era mia madre. 

Nell’estate del ’44 aveva diciannove anni e faceva la parrucchiera a Bassano del Grappa, dove Nonno Cino era nella contraerea.

Un giorno di settembre il nonno passò a prenderla prima del solito e insieme corsero verso casa, ma non fecero in tempo.

Di fronte a casa stavano impiccando dei ragazzi.

Uno di questi, morendo, perse il controllo degli sfinteri.

Mia madre svenne.

Un fascista la fece rinvenire a suon di sberle.

Probabilmente sono stati i suoi racconti a farmi abolizionista.

 


(27/7/08) BRUNETTA

 

In questi ultimi anni, nel mio reparto, ci sono stati diversi casi di cancro.

Non tutti si sono risolti felicemente.

Forse il taumaturgico Brunetta sarebbe stato d’aiuto?

Tenere agli arresti domiciliari chi è sotto chemioterapia può servire?

Chiederò al dottore.

Comunque alla prossima colica renale sarò punito per la mia inefficienza con una ulteriore diminuzione dello stipendio e, al ritorno, troverò le mie pratiche inevase.

 


(29/7/08) RIFLESSIONI SU CAINO

31 Luglio 2008
31 Luglio 1944
Ultimo volo del Piccolo Principe

 

 

Riflessioni sul rapporto 2008 di NtC

 

I

Il problema fondamentale per noi abolizionisti è che, al contrario della tortura, la pena di morte non è vietata dalle norme internazionali. Nonostante gli sforzi decennali delle Nazioni Unite la pena capitale è ancora una sanzione legale ed è per questo che andrebbe maneggiata con cautela. Questo è il motivo per cui, al di fuori dell’Italia, la recente Risoluzione sulla moratoria delle esecuzioni non è stata presa in considerazione. Perché le norme internazionali ne restringono l’uso ai “most serious crimes”, la proibiscono per i minorenni, i pazzi e le donne incinta, ne chiedono la futura abolizione, ma non la vietano e quindi la pena capitale è, fuori dall’Europa, perfettamente legittima.

 

Per di più, nella Risoluzione del 18 dicembre, non ci sono riferimenti a quelle precedenti (la 2857del 1971, la 32/61del 1977, ecc.) né al Secondo Protocollo. Non si parla dell’Articolo 6 dell’ICCPR e del suo commento. Si tace sulle norme abolizioniste europee e sul fatto che la pena capitale non è prevista dai tribunali internazionali. Infine era il caso di far notare che il 18 dicembre del 1865 gli Stati Uniti hanno abolito la schiavitù e che, lo stesso giorno del 1969, il Regno Unito la pena di morte.

http://win.agliincrocideiventi.it/anno5/la_pena_di_morte_e_le_nazioni_u.htm

 

II

Secondo NtC la moratoria sarebbe un prerequisito indispensabile per l’abolizione, ma l’esempio del Sud Africa non funziona perché l’abolizione in paesi normali come Canada, Francia, Regno Unito, ecc non è stata preceduta da una formale moratoria delle esecuzioni. Al contrario è stata la spinta verso l’abolizione che le ha fermate nel periodo in cui i Parlamenti votavano le leggi abolizioniste. D’altra parte l’interruzione delle esecuzioni non è necessariamente seguita dalla fine del patibolo e non sono pochi gli stati americani hanno ripreso le esecuzioni dopo decenni di sospensione. Il Tennessee dopo quarant’anni, il Sud Dakota dopo sessanta e ora è il New Hampshire (che nel 2000 era a un passo dall’abolizione) che tenta di ottenere la sua prima condanna a morte dal 1939.

 

III

Questa faccenda della Moratoria si basa su di un non dimostrato assunto pannelliano secondo cui i paesi mantenitori non stavano nella pelle all’idea di sospendere le esecuzioni. Secondo Pannella la Moratoria era:

 

“un compromesso creativo con la pena di morte, un luogo di incontro, il minimo comune denominatore tra abolizionisti e mantenitori: i paesi che la hanno abolita fanno un passo verso coloro che ancora la prevedono nelle leggi e la praticano, i paesi che la mantengono e la praticano fanno un passo verso gli abolizionisti e, pur mantenendola nei codici, decidono di non eseguirla.”

 

Il martirologio di NtC secondo cui per anni “è stato impedito alle Nazioni Unite di proclamare la moratoria” si basa sulla totale rimozione dell’Emendamento Singapore.

In effetti, nel 1994 e nel 1999, la strategia pannelliana parve funzionare. Alle Nazioni Unite i paesi forcaioli si mostrarono disposti ad approvare un documento in cui si proponeva una sospensione delle esecuzioni. Purtroppo lo avrebbero votato solo se questo avesse contenuto il famoso “Emendamento Singapore”. Ovvero: i forcaioli votavano una Risoluzione che non valeva nulla e non li obbligava a nulla, ma intanto ci infilavano dentro la perentoria affermazione dell’assoluta sovranità statale in materia di pene e punizioni. Per fortuna i paesi abolizionisti mandarono tutto all’aria con grande furore dei Caini che, oggi, gioiscono del “superamento del principio ottocentesco della sovranità assoluta dello Stato-Nazione” e della sconfitta degli “emendamenti sulla sovranità interna”, cioè di quell’Emendamento Singapore che, un tempo, gli andava benissimo. 

Nota

L’Emendamento Singapore avrebbe fatto fare un enorme passo indietro alla difesa dei diritti umani ed alla lotta alla pena di morte. In esso infatti si affermava che “ogni stato ha il pieno diritto di scegliere il suo sistema politico, sociale ed economico senza interferenze esterne” e che “l’articolo 7/2 dello statuto delle Nazioni Unite vieta esplicitamente l’interferenza di queste nelle matterie che sono di giurisdizione interna”  [Amnesty International ACT 53/005/1999 e ACT 53/004/1999; BBC News November 18, 1999; William Schabas The Abolition of the Death Penalty in International Law. Cambridge UP 1997 p 188]

 

IV

Per fortuna la fine della pena di morte marcia sulle gambe del Movimento Abolizionista e non su quelle di NtC. Gli abolizionisti, moratoria o non moratoria, portano avanti la loro lotta e la pena di morte continua a scomparire dai codici. Amnesty International tiene nota, dal 1976, del passaggio dei paesi all’abolizionismo e non si nota alcuna influenza delle “battaglie radicali” in questo progredire. Ne risulta che la recente vittoria alle NU è dovuto al lavoro di decine di organizzazioni e non alla affabulazione pannelliana.

http://www.amnesty.org/en/death-penalty/abolitionist-and-retentionist-countries

 

V

Infine, per NtC:

 

“la soluzione definitiva del problema, più che la pena di morte, riguarda la Democrazia, lo Stato di Diritto, la promozione e il rispetto dei diritti politici e delle libertà civili.”

 

Questa sconcertante affermazione è il prodotto della mancanza di una seria riflessione sulla natura dei diritti umani: cioè dei diritti elencati agli articoli 2-21 della Dichiarazione Universale. Lo stato di diritto non necessariamente li tutela e, se è vero che una dittatura non può (per definizione) rispettarli, questo non significa che lo faccia una democrazia: basta guardare come agisce Israele con gli arabi.

Tutti dovrebbero meditare sul fatto che le democrazie classiche cui siamo soliti fare riferimento (Atene di Pericle, Inghilterra del 1688, Stati Uniti di fine ‘700) erano regimi schiavisti, imperialisti, aggressivi, non alieni dal genocidio, poco o nulla tolleranti nei confronti dei dissidenti e ben poco democratici, visto che la stragrande maggioranza degli uomini e tutte le donne non avevano diritto di voto. La storia è piena di democratiche violazioni dei diritti umani e gli estensori della Dichiarazione del 1948 ebbero l’accortezza di non citare mai la parola democrazia, come del resto non fecero parola della pena capitale.

 

Comunque l’abolizione della pena di morte è raramente un fatto democratico. Anche il recente abolizionista New Jersey non è tale per volere della maggioranza, se per maggioranza s’intende quella che scaturisce dai sondaggi d’opinione naturalmente, ma di una riflessione più profonda.

I forcaioli americani e sauditi accusano noi europei di non essere democratici proprio perché non diamo ascolto alla sete di sangue di una presunta opinione pubblica e seguitiamo a esigere che il rispetto dei diritti umani e della giustizia non dipenda dal volere di una maggioranza occasionale.

 

La legge sarà anche applicata in nome del popolo, ma deve essere soprattutto uguale per tutti e cosa c’è di più democratico di un bel linciaggio?

 

 

 

Dott. Claudio Giusti

Via Don Minzoni 40, 47100 Forlì, Italia
Tel.  39/0543/401562     39/340/4872522
e-mail  giusticlaudio@aliceposta.it 

 

 

*****

Claudio Giusti ha avuto il privilegio e l’onore di partecipare al primo congresso della sezione italiana di Amnesty International e in seguito è stato uno dei fondatori della World Coalition Against The Death Penalty. Fa parte del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla Legalità e i Diritti.

-------------------

Claudio Giusti had the privilege and the honour to participate in the first congress of the Italian Section of Amnesty International:

later he was one of the founders of the World Coalition Against The Death Penalty. He is a member of the Scientific Committee of Osservatorio sulla Legalità.