:: 29/07/2008 - 14:05
Giuseppe Fontanella (24 grana) presenta, ai
nostri microfoni, il doppio cd "26 Canzoni per Peppino Impastato" con
Carmen Consoli, Uzeda, Modena City Ramblers, Gang, Marlene Kuntz, Zu, e molti
altri. Ascolta l'intervista a cura di Giustina Terenzi.
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Giuseppe
Fontanella (24 Grana) presenta, ai nostri microfoni, il doppio cd
"26 Canzoni per Peppino Impastato" con Carmen Consoli,
Uzeda, Modena City Ramblers, Gang, Marlene Kuntz, Zu, e molti altri.
Ascolta l'intervista a cura di Giustina Terenzi. Eccovi intanto qualche informazione sul disco, in rotazione su Controradio. 26 Canzoni per Peppino Impastato (Amore
non ne avremo) Il dramma della scomparsa di Peppino
Impastato, non deve far dimenticare il suo profilo più ironico e
giocoso, le feroci invettive lanciate da radio aut e dalla
trasmissione Onda Pazza, attraverso la quale Peppino si prendeva gioco
di mafiosi e politici. Di particolare interesse le trasposizioni delle
poesie di Peppino, cui è stata data forma di canzone da un suo
storico compagno di lotta, Gandolfo Schimmenti, fondatore del
collettivo musicale C.P.F ispirato alla figura di Peppino e cuore del
progetto che qui presentiamo. |
TRACKLIST
CD 1
1) CPF – A terra vola
2) Gang – Ricordo D’Autunno
3) Marina Rei feat. A. Canini e D. Senigallia – Nessuno ci vendicherà
4) Perturbazione – E fora chiovi
5) I Lautari e Carmen Consoli – Ciuri di campu
6) Libera Velo – Mamma Felicia
7) Low Fi – Compagno
8) 24 Grana – Stancu sugnu
9) One Dimensional Man – E lui cantava
10) Le Loup Garou – A pinsari
11) Giaccone e Congiu – Aria di festa
12) Bisca – Profumo di maggio
13) Riccardo Sinigallia – Esenin
CD 2
1) Collettivo Musicale Impastato – Amicu di la storia mia
2) Elia feat E. Diana e G. Giancursi – A pinsari
3) Marlene Kuntz – E lui cantava
4) Marta Sui Tubi – U cori di la negghia
5) Yo Yo Mundi – Amore non ne avremo
6) Modena City Ramblers live 2004 – I cento passi
7) Taberna Milensis – L’Amuri di lu munnu
8) Zu – Lunga è la notte
9) Uzeda – Ventu
10)Affinità Di Quarta – Contadini di Punta Raisi
11)Radio Zapata – Da qui all’eternità (i cento passi)
12)Analphabet City – Profumo di Maggio
13)Felicia Impastato + Resina – A matri di Pippinu
GIUSEPPE IMPASTATO - BIOGRAFIA
Nato a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia
mafiosa (il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo
fascista, lo zio e altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre era il
capomafia Cesare Manzella, ucciso con un’auto imbottita di tritolo nel
1963). Ancora ragazzo, rompe con il padre, che lo caccia via di casa, e avvia
un’attività politico-culturale antimafiosa.
Nel 1965 fonda il giornalino "L'Idea socialista" e aderisce al
Psiup. Dal 1968 in poi partecipa, con ruolo dirigente, alle attività dei
gruppi di Nuova Sinistra. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la
costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, in territorio di
Cinisi, degli edili e dei disoccupati. Nel 1975 costituisce il gruppo
“Musica e cultura”, che svolge attività culturali (cineforum, musica,
teatro, dibattiti ecc.); nel 1976 fonda “Radio Aut”, radio privata
autofinanziata, con cui denuncia quotidianamente i delitti e gli affari dei
mafiosi di Cinisi e Terrasini - e in primo luogo del capomafia Gaetano
Badalamenti - che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali
di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto. Il programma più seguito
era “Onda pazza”, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e
politici.
Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni
comunali. Viene assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978, nel
corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il
corpo adagiato sui binari della ferrovia. Gli elettori di Cinisi votano il suo
nome, riuscendo ad eleggerlo al Consiglio comunale. Stampa, forze dell'ordine
e magistratura parlano di atto terroristico in cui l’attentatore sarebbe
rimasto vittima e, dopo la scoperta di una lettera scritta molti mesi prima,
di suicidio. Grazie all’attività del fratello Giovanni e della madre
Felicia Bartolotta Impastato, che rompono pubblicamente con la parentela
mafiosa, dei compagni di militanza e del Centro Siciliano di Documentazione di
Palermo, nato nel 1977 e che nel 1980 si sarebbe intitolato a Giuseppe
Impastato, viene individuata la matrice mafiosa del delitto e sulla base della
documentazione raccolta e delle denunce presentate viene riaperta
l’inchiesta giudiziaria.
Il 9 maggio del 1979 il Centro siciliano di documentazione organizza, con
Democrazia Proletaria, la prima manifestazione nazionale contro la mafia della
storia d’Italia, a cui parteciparono 2000 persone provenienti da tutto il
Paese. Nel maggio del 1984 l’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo,
sulla base delle indicazioni del Consigliere Istruttore Rocco Chinnici, che
aveva avviato il lavoro del primo pool antimafia ed era stato assassinato nel
luglio del 1983, emette una sentenza, firmata dal Consigliere Istruttore
Antonino Caponnetto, in cui si riconosce la matrice mafiosa del delitto,
attribuito però ad ignoti. Il Centro Impastato pubblica nel 1986 la storia di
vita della madre di Giuseppe Impastato, nel volume La mafia in casa mia, e il
dossier Notissimi ignoti, indicando come mandante del delitto il boss Gaetano
Badalamenti, nel frattempo condannato a 45 anni di reclusione per traffico di
droga dalla Corte di New York, nel processo alla “Pizza Connection”. La
madre rivela un episodio che sarà decisivo: il viaggio negli Stati Uniti del
marito Luigi, dopo un incontro con Badalamenti in seguito alla diffusione di
un volantino particolarmente duro di Peppino. Durante il viaggio Luigi dice a
una parente: "Prima di uccidere Peppino devono uccidere me". Morirà
nel settembre del 1977 in un incidente stradale.
Nel gennaio 1988 il Tribunale di Palermo invia una comunicazione giudiziaria a
Badalamenti. Nel maggio del 1992 il Tribunale di Palermo decide
l’archiviazione del “caso Impastato”, ribadendo la matrice mafiosa del
delitto ma escludendo la possibilità di individuare i colpevoli e ipotizzando
la possibile responsabilità dei mafiosi di Cinisi alleati dei
“corleonesi”. Nel maggio del 1994 il Centro Impastato presenta
un’istanza per la riapertura dell’inchiesta, accompagnata da una petizione
popolare, chiedendo che venga interrogato sul delitto Impastato il nuovo
collaboratore della giustizia Salvatore Palazzolo, affiliato alla mafia di
Cinisi. Nel marzo del 1996 la madre, il fratello e il Centro Impastato
presentano un esposto in cui chiedono di indagare su episodi non chiariti,
riguardanti in particolare il comportamento dei carabinieri subito dopo il
delitto. Nel giugno del 1996, in seguito alle dichiarazioni di Salvatore
Palazzolo, che indica in Badalamenti il mandante dell’omicidio assieme al
suo vice Vito Palazzolo, l’inchiesta viene formalmente riaperta. Nel
novembre del 1997 viene emesso un ordine di cattura per Badalamenti,
incriminato come mandante del delitto. Il 10 marzo 1999 si svolge l’udienza
preliminare del processo contro Vito Palazzolo, mentre la posizione di
Badalamenti viene stralciata. I familiari, il Centro Impastato, Rifondazione
comunista, il Comune di Cinisi e l’Ordine dei giornalisti chiedono di
costituirsi parte civile e la loro richiesta viene accolta. Il 23 novembre
1999 Gaetano Badalamenti rinuncia alla udienza preliminare e chiede il
giudizio immediato. Nell’udienza del 26 gennaio 2000 la difesa di Vito
Palazzolo chiede che si proceda con il rito abbreviato, mentre il processo
contro Gaetano Badalamenti si svolgerà con il rito normale e in
video-conferenza. Il 4 maggio, nel procedimento contro Palazzolo, e il 21
settembre, nel processo contro Badalamenti, vengono respinte le richieste di
costituzione di parte civile del Centro Impastato, di Rifondazione comunista e
dell’Ordine dei giornalisti.
Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si è costituito un
Comitato sul caso Impastato e il 6 Dicembre 2000 è stata approvata una
relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel
depistaggio delle indagini.
Il 5 marzo 2001 la Corte d'assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e
lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L'11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti
è stato condannato all'ergastolo. Badalamenti e Palazzolo sono
successivamente deceduti.
Il 7 dicembre 2004 è morta Felicia Bartolotta, madre di Peppino.
Altre informazioni su
www.centroimpastato.it
il manifesto cd http://musica.ilmanifesto.it