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GIU'
LE MANI DEL POTERE DALL'UNIVERSITA' ITALIANA!
Non lasciamo che svendano il
nostro futuro
Il 6
Agosto scorso il Parlamento Italiano ha convertito in legge il decreto
112/08 in merito a 'disposizioni urgenti per lo sviluppo
economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione
della finanza pubblica e la perequazione tributaria'.
All'interno si parla di alcune manovre riguardanti l'Università, in
particolare:
- riduzione dei fondi (500 milioni in meno in tre anni), con il
rischio per molti corsi, facoltà o addirittura atenei di chiudere i
battenti.
- blocco del turn-over del personale, che viene ridotto al 20% per i
prossimi 3 anni (in pratica ogni 5 pensionamenti ci sarà, forse,
un'assunzione). Per i ricercatori questo significa dire addio a ogni
prospettiva di carriera universitaria.... come se già in Italia
fossero molte!
- possibilità per gli atenei che non riuscissero ad andare avanti
con i fondi pubblici di diventare fondazioni private. Il che implica
non solo che le tasse di iscrizione potranno sfondare il tetto
massimo attuale (anche di 10 volte), ma anche una subordinazione
dell'alta formazione a finaziamenti legati a logiche di mercato (la
morte della ricerca libera).
A seguito di ciò i ricercatori di facoltà dell'Università di
Firenze come Scienze, Ingegneria, Architettura, Scienze della
Formazione, hanno sospeso la loro disponibilità a tenere corsi
(cosa che per i ricercatori equivale ad attività di volontariato).
Nella sola Facoltà di Scienze questo blocca 136 corsi!
I professori ordinari e associati hanno appoggiato la protesta e
organizzato assemblee ed incontri con gli studenti per spiegare le
conseguenze di questa legge sul futuro universitario.
Anche altre università si sono mobilitate contro il decreto.
La situazione che si prospetta per l'istituzione universitaria nel
giro di 2 o 3 anni è gravissima, nonostante ciò, giornali e
televisioni non danno risalto a questo problema e molti studenti ne
sono completamente all'oscuro.
Per questo dobbiamo muoverci in prima persona e dimostrare che non
possiamo permettere una tale svalutazione del nostro futuro.
Ciò che manca adesso è
un'informazione diffusa, quindi diffondi quest'appello il più
possibile.
SALVIAMO
L’UNIVERSITA’DALLA PRIVATIZZAZIONE!
E’ quanto accadrà in termini di pochi anni, dovuto
all’approvazione del decreto legge 112, approvato il 25 giugno 2008
dal Governo Berlusconi:
DDL 112 – 25 giugno 2008
Art. 66.
Turn over (ricambio personale docente)
* 7. «Per gli anni 2010 e 2011, le amministrazioni … possono
procedere, per ciascun anno, previo effettivo svolgimento delle
procedure di mobilita', ad
assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un
contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa
pari al 20 per cento di quella relativa al personale cessato nell'anno
precedente. In ogni caso il numero delle unita' di
personale da assumere non puo'eccedere, per ciascun anno, il 20 per
cento delle unita' cessate nell'anno precedente…
* 13. Le disposizioni di cui al comma 7 trovano applicazione, per il
triennio 2009-2011 …
Per il 2012 la percentuale sale al 50%
* 13. … l'autorizzazione legislativa di cui all'articolo5, comma 1,
lettera a) (( della legge 24 dicembre 1993, n. 537)), concernente il
fondo per il finanziamento ordinario delle universita', e'
ridotta di 63,5 milioni di euro per l'anno 2009, di 190 milioni di
euro per l'anno 2010, di 316 milioni di euro per l'anno 2011, di 417
milioni di euro per l'anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere
dall'anno 2013.
* 1 miliardo e 441,5 milioni di
FF.OO in meno in 5 anni
Art. 16. Facolta' di trasformazione in fondazioni delle
università
* 1. … le Universita' pubbliche
possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto
privato …
* 2. Le fondazioni universitarie subentrano in tutti i rapporti attivi
e passivi e nella titolarita' del patrimonio dell'Universita‘ …
* 4. Le fondazioni universitarie sono enti non commerciali e
perseguono i propri scopi secondo le modalita' consentite dalla loro
natura giuridica e operano nel rispetto dei principi di economicita‘
della gestione. Non e' ammessa in ogni caso la distribuzione di utili,
in qualsiasi forma …
* 6. … Lo statuto puo' prevedere l'ingresso nella fondazione
universitaria di nuovi soggetti, pubblici o privati.
* 9. … Resta fermo il sistema di
finanziamento pubblico; a tal fine, costituisce elemento di
valutazione, a fini perequativi, l'entita' dei finanziamenti privati
di ciascuna fondazione.
Effetti
ddl 112!!
*
Riduzione del turn-over:
o riduzione del numero di docenti;
o impossibilità di accesso dei giovani ricercatori (precari) alla
carriera universitaria;
o fuga di cervelli all’estero;
o impossibilità di ricambio generazionale dei docenti (invecchiamento
della classe docente).
* Riduzione FF.OO.:
o minore spesa per l’università = minore qualità nella
didattica e nella ricerca;
o blocco carriere e disincentivazione dei docenti più giovani.
La spesa pubblica per l’Università (anno 2005) è lo 0.75% del PIL
(agli ultimi posti in Europa)
* La maggior parte della (poca) ricerca in Italia viene fatta
nell’università
* Privatizzazione Università:
* disinvestimento da parte dello stato nelle Università
pubbliche;
* l’Università smette di essere un servizio pubblico;
* aumento delle tasse per gli studenti;
* si fa riferimento ad un modello economico-sociale (quello
anglosassone, in cui molta parte dell’università è privata) molto
diverso da quello italiano.
Mentre in tutto il resto d'Europa e del pianeta si investe di più
in ricerca, da noi fino a fine legislatura è stato programmato solo
di tagliare. Teste. Teste giovani. Teste pensanti. Ecco come
nell'Università di Mariastella Gelmini il lento declino è divenuto
un crollo verticale per l'Università e la ricerca scientifica
pubblica in Italia.
di Gennaro Carotenuto
Immaginate un laboratorio universitario in Farmacia dove si fa ricerca
sul cancro. Immaginate che vi lavorino cinque tra professori e
ricercatori di ruolo. Con la legge 133, approvata il 6 agosto in
un'aula sorda e grigia e in un paese in vacanza, nessuno dei loro
collaboratori precari, per quanto indispensabili e meritevoli, potrà
entrare in ruolo senza che TUTTI i cinque già strutturati non vadano
prima in pensione. Ergo: quel laboratorio è destinato a chiudere e il
precario meritevole deve andarsene a vincere il Nobel negli Stati
Uniti.
E'
questo l'effetto della scellerata applicazione del blocco del turn
over sul pubblico impiego alla docenza universitaria. Non si
vivacchia, non si tira più a campare; questa volta è scoppiata la
bomba atomica. Da qui alla fine della legislatura il
numero dei docenti universitari italiani si contrarrà di almeno
8.000 unità (-13% e più del doppio degli esuberi Alitalia) ma
nessuno se ne scandalizza. Anzi, succederà con il
plauso dell'opinione pubblica teleguidata a caccia del fannullone e
lo sberleffo del Gian Antonio Stella di turno, che sguazza facendo
soldi calunniando chi lavora equiparandolo all'impunito, al
corrotto, all'incompetente, al nepotista.
La draconiana controriforma Gelmini è una giocata demagogica che
colpisce l'Università indiscriminatamente. Il giusto per il
peccatore, le discipline in soprannumero come quelle strategiche,
l'eccellenza come lo svacco. Taglia le scienze esatte come le
umanistiche. I giovani brillanti ma non i vecchi baroni. Altro che
meritocrazia! L'obbiettivo apertamente dichiarato,
'dobbiamo tagliare', è portare l'Università pubblica alla paralisi
e preparare il terreno alla grande riforma della privatizzazione ch'è
nero su bianco nella stessa 133.
Finora i governi di centro-destra e centro-sinistra alternatisi
negli ultimi anni, con i ministri Berlinguer, Moratti, Mussi,
avevano almeno riconosciuto che il reclutamento di nuovi ricercatori
fosse fondamentale per il nostro paese. L'obbiettivo deciso
dalla UE a Lisbona vincolerebbe l'Italia entro il 2010 a raggiungere
il 3% di prodotto interno lordo dedicato alla ricerca. E' il minimo
per non regredire nel sottosviluppo. L'Italia è ferma all'1% ed ha
la metà dei ricercatori e docenti della media dei paesi europei,
2,7 contro 5,1 ogni mille abitanti. Sono numeri
catastrofici ma che rimpiangeremo già da domani.
Se l'Italia volesse essere in media con l'Europa (già indietro a
USA e Asia) dovrebbe avere 117.000 persone strutturate. Invece il
personale strutturato è di appena 62.000 unità e la legge 133 lo
farà scendere nel 2012 a 54.000. E siccome la 133 è vessatoria
soprattutto verso i giovani, chi resterà avrà un'età media
altissima: 55 anni, contro i 41 della Spagna e i 42 della Gran
Bretagna.
Facciamola breve con i numeri. Il Sole24ore commenta trionfalmente
che il governo finalmente metta un freno alla bulimia dell'università.
Balle! E' un esercizio retorico di demonizzazione che nasconde la
realtà. Dei 5.204 concorsi banditi nel 2008, 3.327 sono per nuovi
ricercatori. Gli altri 1.800 sono avanzamenti di carriera in un
paese dove non è reato il falso in bilancio ma è molto malvisto il
voler progredire. Ebbene con 1984 pensionamenti la legge 133
stabilisce che appena 397 vincitori di concorso su oltre cinquemila
prenderanno servizio nel 2009. E quasi tutti i 397 fortunati, in un
paese di 60 milioni di abitanti - elementare legge del più forte -
saranno avanzamenti di carriera. Escono i vecchi e non vengono fatti
entrare i giovani.
Il 2009 sarà dunque il primo anno in 800 anni di storia
dell'Università nel quale nessun giovane (o al massimo una decina
di panda raccomandatissimi) entrerà in servizio. L'Italia sarà il
primo paese sviluppato al mondo a compiere un passo così grave. I
concorsi sono truccati? L'università italiana ha problemi gravi? Il
governo non ripulisce il sistema e butta il bambino con l'acqua
sporca, bloccando la vita dei meritevoli. La legge 133 proprio sulla
meritocrazia mette infatti la pietra tombale e un vincitore di
concorso dovrà aspettare il 2013 per entrare in ruolo. Nel
frattempo? Posto non c'è più per nessuno, in maniera
indiscriminata. Fa così schifo l'Università italiana che un 6
d'agosto qualsiasi ne è stata eseguita l'eutanasia comunicando la
notizia ad esequie avvenute?
Il fatto è che, sempre per la legge 133, le Università, nella
loro autonomia, potranno scegliere se rimanere pubbliche e languire
come post-Licei di pessima qualità, oppure privatizzarsi
trasformandosi in Fondazioni. Si saranno così liberate del
costituzionale diritto allo studio e si finanzieranno con
fantomatici investimenti privati oltre che con quote
d'iscrizione all'americana, da 10 o 20.000 Euro l'anno.
Gli atenei che rimarranno pubblici saranno assediati come nel
Medioevo: senza fondi né strutture, con un personale invecchiato,
che non fa più ricerca perché oberato di docenza, con stipendi che
non recuperano neanche l'inflazione e senza alcuna possibilità di
carriera né per i docenti né per gli studenti. Questi, senza più
valore legale del titolo di studio saranno a tutti gli effetti dei
laureati di serie B.
L'università privatizzata intanto, 10 o 15 in tutto il paese,
ritrasformata in università classista (ma con i figli della vera
classe dirigente già andati tutti a studiare all'estero come
avviene da sempre nel terzo mondo), sarà così docile e funzionale
e forse perfino efficiente. Ma fuori ci saranno solo macerie.
Agitazione
DDL 112
Il
decreto 112 del 25/6/2008 (http://www.parlamento.it/leggi/decreti/08112d.htm,
vedere anche http://docs.google.com/Doc?id=dc6kd9t2_1d46nz4f3),
converito in legge dal Parlamento il 6 agosto 2008 (Legge n. 133)
stabilisce varie disposizioni che vanno a incidere profondamente sul
funzionamento dell'Università e in particolare sulla prospettiva di
carriera dei più 'giovani', quasi sempre i ricercatori. Queste
disposizioni comporteranno, nell'immediato futuro, una drastica
contrazione dell'offerta formativa, per quantità e qualità, così
come della capacità di ricerca degli atenei italiani. Le
disposizioni che ci sembrano più importanti sono:
* Il Fondo Ordinario per il triennio 2009-2011 viene ridotto di 500
milioni di Euro (Art. 66 del DL). Si noti come tale taglio si sommi
al taglio di circa il 40% effettuato contestualmente sui Progetti di
Ricerca di Interesse Nazionale.
* Il turn-over del personale (ovvero: nuove assunzioni e passaggi di
ruolo) viene limitato al 20% (sia in budget che in numero di
persone) per il triennio 2009/2011 e al 50% dal 2012 (Art. 66 del
DL). Questo vuol dire che ogni 5 persone che vanno in pensione si può
assumere una sola persona, sia essa docente, ricercatore o
tecnico/amministrativo. Per di più, le risorse risparmiate non
vanno a vantaggio dell'Università, ma confluiscono in un capitolo
generale, come si legge, al comma 2 del medesimo art. 69.
* La possibilità data agli atenei di trasformarsi in fondazioni
(con un semplice voto del senato accademico) e il conseguente
trasferimento a titolo gratuito dell'intero patrimonio degli atenei
pubblici in mani private introduce per decreto la privatizzazione
dell'Università. Ciò avrà gravi ripercussioni sul trattamento
economico e giuridico del personale (a cominciare dai
tecnici-amministrativi) e sulle scelte di indirizzo in materia di
didattica e ricerca. Tutto questo porterà, poi inevitabilmente, ad
un notevole aumento delle tasse universitarie (le fondazioni private
non devono rispettare il tetto del 20% sul Fondo di Finanziamento
Ordinario dell'Universita')
* Gli scatti di stipendio vengono trasformati da biennali a
triennali. (Art. 69 del DL); norma che, in assenza di altri
provvedimenti compensativi premianti la produttività o altro, si
configura come un netto e ingiustificato taglio di stipendio.
Bisogna tenere presente che non c'è una contrattazione dello
stipendio come in altri settori, e che comunque, almeno per i
ricercatori, lo stipendio italiano è nella 'fascia bassa'
dell'europa ( http://ec.europa.eu/euraxess/pdf/final_report.pdf ).
La 'diluizione' degli scatti ha ovviamente un effetto cumulativo.
Quest'ultimo punto, che riguarda SOLO la retribuzione di professori
e ricercatori e lascia tutto il resto inalterato e' stato modificato
nella conversione in legge e gli scatti sono di nuovo biennali. Come
leggerete qui e in tutti gli altri documenti la gravita' delle
disposizioni prese resta tutta.
E' facile osservare che i provvedimenti sopra riportati colpiscono
TUTTE le sedi Universitarie, non sono assolutamente basati su
indicatori di merito, anzi, colpiscono in modo del tutto irrazionale
e casuale, per esempio, il turn-over al 20% falcidia in particolar
modo quei Dipartimenti/Facolta'/Settori di ricerca/etc in cui molti
professori sono vicini al pensionamento.
Forse non a tutti è chiaro come funziona l'Università e quali sono
i suoi ruoli (http://www.unifi.it/CMpro-v-p-2985.html
e anche il regolamento didattico http://www.unifi.it/CMpro-v-p-2815.html
e http://www.unifi..it/upload/sub/personale/normativa/compiti.pdf
). Sembra in particolare che non sia chiaro a molti giornalisti,
vedere per esempio questo articolo da il giornale del 21 luglio
2008.
Il corpo docente è formato da Professori Ordinari (prima Fascia) e
Associati (seconda fascia), che sono tenuti esplicitamente a
insegnare, per un numero di ore che dipende un po' dalla facoltà ma
orientativamente si può stimare sulle 120 ore di didattica frontale
(due corsi)
piu' gli esami relativi (7 appelli o piu' per corso). I professori
poi hanno attività di ricerca, di avviamento alla ricerca
(dottorati, tesi, etc.) e burocratica/gestionale. L'idea di base
dell'università (diversamente dalle scuole superiori) è che i
docenti insegnino una materia legata alla loro ricerca, in modo che
l'insegnamento sia sempre di eccellenza e non routinario. Il terzo
elemento del corpo 'docente' sono i ricercatori, che sono assunti
essenzialmente per fare ricerca, non didattica. Infatti i
ricercatori hanno un MASSIMO di ore di didattica, e non un minimo.
L'idea di base sarebbe che un 'giovane' faccia esclusivamente o
quasi ricerca per i primi anni, quelli più 'innovativi', con un
minimo di pratica nella docenza (esercitazioni) e poi vinca un
concorso e diventi professore. Anche per questo, lo stipendio di un
ricercatore non è molto alto. Invece, dato che in Italia (a
differenza della Francia, Germania, ecc.) i concorsi avvengono in
maniera imprevedibile e sempre più sporadica, l'età media dei
ricercatori aumenta sempre più. E dato che mancano i professori per
coprire tutti i corsi che l'Università offre, i ricercatori (anche
degli altri istituti tipo CNR o INFN) coprono dei corsi
'volontariamente' e a titolo gratuito. Questa esperienza di
didattica (che prende tantissimo tempo) ha un peso molto basso per
vincere un eventuale concorso, in cui si valutano soprattutto i
titoli scientifici. Dato che con il blocco del turn-over non ci sono
quasi più prospettive di carriera, che il blocco dei finanziamenti
danneggerà l'attività di ricerca e può essere compensata solo da
un aumento di partecipazione a progetti europei o altro, e che ci
sono anche delle penalizzazioni economiche, non si capisce perché
noi ricercatori si debba continuare a fare i benefattori
dell'Università.
Quindi,
d'ora in poi i ricercatori si limiteranno all'attività didattica
minima obbligatoria:
* Non terranno più corsi che non siano quelli di dottorato, legati
strettamente alla loro ricerca
* Non parteciperanno più volontariamente a commissioni, giunte,
tesi, ecc. (solo partecipazione a consigli di facoltà,
dipartimento, laurea)
* Non prenderanno studenti in tesi se non su argomenti strettamente
legati alla loro ricerca.
E invitano studenti e professori ad appoggiare questa agitazione.
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