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INTERVISTA
AL BOIA IN PENSIONE http://www.promiseland.it/view.php?id=118 Kirugumi wa Wanjuki di anni 76 è stato il boia della prigione di massima sicurezza Kamiti per 13 anni 18-12-2000 - Fonte: Coalit |
Prima di cominciare a prestare servizio alla prigione alletà di 37 anni, egli aveva svolto vari lavori, ed aveva anche lavorato per la polizia nella caccia ai combattenti per la libertà di Mau Mau.
Era il momento culminante della guerra per la libertà e Wanjuki, che agiva anche come informatore di Mau Mau, fu arrestato quando tentò di rubare 2 pistole ad un funzionario del governo delle colonie britanniche.
Nonostante questi fatti, egli fu assunto per sorvegliare centinaia di uomini che erano stati radunati e tenuti in campi di concentramento a Nyeri e altre parti della Provincia Centrale. Lavorò presso i campi di lavoro di Kangubiri per sette anni prima di unirsi al Dipartimento delle Prigioni nel 1961 dove gli fu assegnata la prigione di Kamiti.
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D: Come venne coinvolto
nelle esecuzioni?
R: Lavoravo alla prigione da un paio danni e avevo imparato come le guardie
carcerarie portavano a termine le esecuzioni. Un giorno fui chiamato e mi fu
detto di prepararmi. Non mi fu dato nessun dettaglio. Comunque, alcuni dei miei
colleghi che lavoravano lì da diverso tempo mi dissero che questo significava
che dovevo indossare la mia uniforme migliore assicurandomi però di non
indossare una cintura o comunque niente di metallico. Eravamo in 2
Luomo
che dovevamo portare al patibolo era un Asiatico che, in un eccesso di gelosia,
aveva ucciso la moglie e i tre figli.
D: Quali compiti svolse
prima di diventare un boia?
R: Ero solito portare i condannati a morte dalle celle alla zona di esecuzione,
pochi metri distanti dalle 4 celle riservate a coloro che stavano per morire.
Lo facevo salire sul patibolo, legavo le sue braccia strette al corpo, gli mettevo
il cappuccio nero in testa e il cappio intorno al collo. Questo è qualcosa
che ho fatto molte volte.
D: Cosa provò la
prima volta che ha giustiziato qualcuno?
R: Ero spaventato
tremavo per la pura. Laltra guardia che era con
me mi disse di smettere di tremare perché sarei stato picchiato se gli
altri avessero notato la mia paura. Mi disse di non essere un dume-kike (poco
uomo ndr), altrimenti avrei dovuto togliermi la divisa, andare via e lasciare
la prigione per non tornarci più. Mi disse di considerare quello alla
stregua di qualsiasi altro lavoro e di ricordare che il condannato aveva tolto
la vita a qualcuno ed era nostra responsabilità esigere la punizione.
Non ebbi più paura da quel momento.
D: Aspettava con ansia
unesecuzione?
R: Era un lavoro che doveva essere fatto, ed io ero lì per farlo. Mi
sentii dispiaciuto per il primo uomo che prelevai. Era quellasiatico accusato
che aveva ucciso la moglie e i tre figli. Piangeva e mi supplicava di non farlo.
Ero spaventato ma poi mi resi conto che era come fare qualsiasi altra cosa.
Si sviluppa uno strano rapporto con il condannato a morte. Alcuni mi piacevano
anche, specialmente quelli nel braccio della morte che aspettavano lappello.
Quando erano rilassati (e ce nerano pochi) avrei voluto abbracciarli e
baciarli! Oh! Che sollievo avrei provato!
D: Come si sentiva dopo
unesecuzione? Come cristiano non la preoccupava il fatto che stesse commettendo
un peccato dal momento che toglieva la vita ad un altro uomo, cosa proibita
nella Bibbia?
R: Dopo la prima volta mi sentii davvero male e bevvi fino a non capire più
niente per dimenticare ciò che avevo fatto quella notte. Ma dopo aver
portato a termine molte esecuzioni smisi di sentirmi male
è come
quando si comincia un nuovo lavoro
ti vengono date le istruzioni, e dopo
dipende da te. Sa, le esecuzioni erano sempre compiute di notte
tra le
20.30 e le 21.00. Ogni qualvolta doveva esserci unesecuzione, la sicurezza
veniva ristretta ma questo non era davvero necessario. In qualche modo, il resto
della popolazione carceraria, specialmente quelli della sezione generale, venivano
a saperlo e sul posto cadeva un profondo silenzio. Quando la botola veniva aperta,
faceva un tale rumore che avresti giurato che tutti lo avessero sentito. (ma
io non la penso così). Non mi sono mai sentito preoccupato per quello
che facevo
la mia coscienza è pulita e lo è sempre stata,
perché ciò che facevo non era altro che uno dei lavori che dovevano
essere fatti. Quelle persone che io impiccavo avevano tolto la vita a qualcun
altro
dovevano pagare.
D: Come compiva le esecuzioni?
R: E un processo lungo e meticoloso. Nel giorno dellimpiccagione
dovevo esaminare tutto il materiale occorrente per essere sicuro che funzionasse
in modo corretto. Facevo questa verifica riempiendo un sacco con 200Kg di sabbia
e simulando poi un corpo impiccato. La botola costruita sotto veniva aperta
e nel giro di un attimo il sacco scompariva e veniva poi tirato su di nuovo.
Inoltre cospargevo dolio tutte le parti del congegno. Prima di questo
il condannato veniva trasferito dal braccio della morte ad una delle 4 celle
riservate proprio a quelli la cui data desecuzione era stata fissata.
Egli veniva vestito con una speciale uniforme, diversa da quella indossata dai
suoi compagni nel braccio della morte che è a sua volta differente dalla
divisa indossata dalla popolazione generale. 24 ore prima dellimpiccagione,
ai condannati viene concesso il completo accesso di visita di famigliari e parenti,
e possono scegliere qualunque cosa vogliano da mangiare per il loro ultimo pasto.
Un prete o un pastore viene chiamato per pregare insieme al condannato qualche
tempo prima dellora stabilita per lesecuzione. Il condannato viene
poi guidato fuori dalla cella per compiere gli ultimi passi verso la struttura
per limpiccagione. Questo congegno può impiccare due corpi simultaneamente.
Le braccia del condannato gli vengono legate dietro alla schiena, prima che
la sua testa sia coperta da un cappuccio nero. Il cappio viene poi posto intorno
al suo collo. Due guardie stanno da entrambi i lati del condannato ma lontano
dalla botola. Ad un segnale dato dal comandante della prigione, che presenzia
tutte le esecuzioni, la leva viene tirata e la botola si apre immediatamente.
Se batti un occhio puoi perderti lintera cosa
il collo della vittima
è spezzato. E rapido e pulito.
D: Avrebbe giustiziato
un parente o un membro della sua famiglia se fossero stati condannati a morte?
R: Mi sarebbe dispiaciuto, ma avrei portato a termine il lavoro comunque. Dopo
tutto, la persona sapeva cosa la aspettava quando commise il crimine, perciò
non si sarebbe dovuta aspettare nessuna misericordia da me. Non posso fare niente,
perché le corti avrebbero deciso il caso. Qualche volta gli ufficiali
della prigione potrebbero decidere di far condurre lesecuzione ad un'altra
guardia, specialmente se il condannato proviene dal tuo villaggio. Ricordo unistanza
quando dovevo giustiziare il figlio di una persona che abitava nel mio villaggio.
Era stato condannato a morte per omicidio. Quella fu una brutta esperienza
lavevo
visto crescere!!!
D: Pensa che tutte le
persone da lei giustiziate meritassero di morire?
R: Un crimine è un crimine e se uno è stato condannato a morte,
allora non cè niente che si possa fare! La persona sarebbe andata
presso la corte e se fosse stata condannata a morte, allora questo è
ciò che accadeva. Non dovevo sentirmi colpevole o triste riguardo a loro,
dopo tutto erano stati condannati a morte dalla corte e non da me. Il mio lavoro
era di portare a termine limpiccagione e non di decidere se meritassero
di morire o no!
D: Qual è per lei
la sua più memorabile esecuzione?
R: Fu quando fu giustiziata Grace Karisa ed il suo uomo, John, un Mumero. Avevano
ucciso un ispettore di polizia. I due furono condannati allimpiccagione
e fu deciso che sarebbero stati giustiziati insieme. Il patibolo può
impiccare due persone alla volta, sa? Comunque, ad entrambi fu chiesto quali
fossero i loro ultimi desideri (ridendo). Grace lasciò tutti di stucco
quando disse che lunica cosa che voleva era che le fosse data lopportunità
di fare lamore con John, luomo accusato con lei, per lultima
volta. La maggioranza degli uomini condannati a morte farebbe una faccia coraggiosa
e ti direbbe: Kwaheri mpaka tuonane tena mbiguni (addio fino a che ci
incontreremo in paradiso!) Non era cosa comune impiccare le donne e Grace è
lunica donna che ho giustiziato durante tutto il tempo in cui ho svolto
questo lavoro. Era una ragazza allegra e scherzò fino allultimo.
Dopo che fu finita, il suo corpo e quello di John furono entrambi sepolti in
due bare separate nelle terre destensione della prigione. Lo sa? Ci sono
circa 9 acri di tombe nel complesso! Ognuna di esse con i resti di una persona
impiccata dalle corti! Heh
mi chiedo quante altre tombe sono state sotterrate
da quando sono andato in pensione!!
D: Se potesse rinascere
a nuova vita, diventerebbe un impiccatore?
R: Perché no? E un buon lavoro che paga bene. Ricevo ancora la
pensione, anche ora. Non posso dirle quanto perché questo è il
mio segreto. E un buon lavoro e mi ha dato abbastanza per mantenere la
mia famiglia. Andrei avanti e farei il lavoro ancora. Non cè niente
che cambierei. Mi fu data una posizione di autorità
di potere; e
questo è qualcosa che la maggioranza della gente non avrà mai
nel proprio lavoro.
D: La sua famiglia sa
che lei era un impiccatore?
R: Loro sapevano che impiccare le persone era uno dei miei compiti a Kamiti.
E uninformazione che filtrò in qualche modo. Anche ora, non
dico che ero un boia. Io ero una guardia della prigione e questo è tutto.
Se qualcuno come lei viene a chiedermi riguardo alle mie impiccagioni, allora
parlerò di quello.
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...ALTRE
RIFLESSIONI
"Ogni persona dovrebbe avere il diritto alla vita. Altrimenti, l'assassino
raggiunge inconsciamente una vittoria morale finale e perversa rendendo assassino
anche lo stato, e riducendo poi l'avversione della società a questo
"
ha detto una volta Justice Sachs, un giudice sudafricano.
In Kenya circa 1.800 persone sono in attesa di essere impiccate.
Il fato di tutte queste persone, detenute nel carcere di massima sicurezza di Kamiti, dipende dalla legge che prescrive la pena di morte per reati come la rapina con violenza e omicidio.
Dovrebbe il Kenya abolire la pena di morte? Il procuratore distrettuale e i membri anziani della magistratura hanno espresso la loro avversione per l'impiccagione, così come hanno fatto molti leader ecclesiastici e politici. Ma la legge rimane nei codici, e le ragioni sono in parte comprensibili, a partire dalla deterrenza per arrivare all'equità del crimine.
E' dalla prigione di massima sicurezza di Camiti che i condannati per omicidio e rapina violenta vengono mandati a morire. E il numero dei detenuti nel braccio della morte sta crescendo molto.
Ci sono molti più rapinatori violenti che
assassini in questo gruppo.
Un'indagine casuale dei giornali indicherà che molte delle persone accusate
di omicidio alla fine sconteranno una pena detentiva, invece della punizione
ultima, perché la maggioranza delle volte l'accusa è ridotta ad
omicidio preterintenzionale, che non è un reato capitale. E' molto raro
invece che le accuse per rapina con violenza vengano ridotte a semplici rapine.
Ma la sentenza è molto ingiusta rispetto al crimine che la vita di una persona non può essere paragonata ad una macchina o ad un impianto stereo e invariabilmente è discriminante nei confronti dei poveri. Quelli che rubano sono, per necessità, persone che vogliono equilibrare la disuguaglianza sociale "togliendo" a coloro che essi ritengono essere i ricchi.
I loro guadagni sono insignificanti in confronto a quelli dei criminali col colletto bianco che rapinano le risorse del paese attraverso mega accordi con ufficiali del governo, accordi raggiunti in uffici con aria condizionata e tappezzati di cuoio. Forse che la società sarebbe così fiduciosa verso la pena di morte se fossero questi uomini d'affari e gli ufficiali "senior" del governo ad avere la vita messa a repentaglio?
La pena di morte fu inizialmente istituita per agire come deterrente per gli altri che avessero pensato di commettere crimini simili. Tuttavia questo è andato incontro ad un fallimento dal momento che molti criminali sperano di sfuggire alle accuse e all'arresto. Se la sentenza adempisse al suo proposito, forse avremmo meno rapinatori o anche meno candidati al braccio della morte nelle prigioni del paese di quanti ne abbiamo adesso.
Studi effettuati sulla relazione che intercorre tra pena di morte e tasso di omicidi condotti per le Nazioni Unite nel 1988 e aggiornati nel 1996, hanno portato alla conclusione che non vi è alcuna prova scientifica del fatto che le esecuzioni abbiano un più grande effetto deterrente rispetto all'ergastolo, e che è molto improbabile che si arrivi mai ad avere una prova del genere.
"La prova nell'insieme non da alcun supporto positivo all'ipotesi della deterrenza" ha concluso il rapporto di Roger Hood La Pena Di Morte: Un Prospetto Mondiale.
Mentre i casi di omicidio non sono così comuni come quelli di rapina con uso di violenza, entrambi comportano la pena ultima che è la morte per chiunque venga condannato. Tuttavia, il sistema giudiziario è così deviato che è più probabile che finisca nel braccio della morte un rapinatore violento piuttosto che un omicida.
Ironicamente, il sistema permette ad un assassino di ricevere difesa legale, mentre questo non è permesso ad un rapinatore violento. Quest'ultimo deve pagare i conti del suo legale mentre il primo sarà rappresentato da un avvocato assegnatogli dalla corte che si occuperà della cosa partendo da basi pro-bono. Sono molte le istanze dove questi avvocati assegnati dalla corte hanno svolto in maniera scadente il lavoro di preparazione per la difesa che un sospetto farebbe meglio a rappresentarsi da solo.
Mentre molti kenioti sono spaventati dalle percosse cui vanno incontro i sospettati, essi disegneranno una linea alla polizia o alle autorità della prigione maltrattando e torturando i sospettati e i criminali sotto la loro tutela. Non è tortura impiccare un detenuto per il collo finchè non muore?
Più della metà dei paesi nel mondo hanno ora abolito la pena di morte legalmente o di fatto. Informazioni avute da Amnesty International indicano che 72 paesi hanno abolito la pena di morte per tutti i crimini, mentre 13 l'hanno abolita tranne che per crimini particolari, come ad esempio i crimini in tempo di guerra.
Il Kenya può essere considerato tra quei
23 paesi che sono ritenuti abolizionisti di fatto perché nonostante la
pena di morte esista negli statuti del paese, nessuna esecuzione è stata
attuata negli ultimi 10 anni.
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© Oltre
Le Mura 2006
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