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SOMMARIO
1.
UN MESE pieno di impegni e di incontri
2.
PORTO AZZURRO e la grande promessa
3.
PIANOSA : le nostre torture
4.
PROTESTE NELLE CARCERI : la Toscana non è assente
5.
NUORO : la porcilaia
6.
COLOMBIA :la repressione e il caso di Luz
Perly Cordoba
7.
Per PAOLO DORIGO
8.
progetto : SOLIDARIETA’ e CARCERE
9.
progetto : UN CORSO DI FORMAZIONE
10.
progetto : RIPARTE IL COORDINAMENTO TOSCANO ?
11.
domenica 28 novembre : TENETEVI LIBERI !
12.
Segnalazioni : il Grandevetro

Via A.Tavanti, 20 – 50134 Firenze
Tel. 055-473070
e-mail asspantagruel@virgilio.it
1.
OTTOBRE
: UN MESE PIENO DI IMPEGNI E DI INCONTRI
Il primo Ottobre nella Casa del Popolo di S. Bartolo a Cintoia ci siamo incontrati per ricordare Marco Biagini, presidente della Cooperativa SCAF. Di lui hanno parlato Uberto Dini e Luciano Ariani mettendo in evidenza vari aspetti della sua vita e dei suoi impegni.
Poi è intervenuta Teresa
Sarti Strada, presidente di Emergency, che ha parlato del lavoro politico e
socialei dell’Associazione e dei progetti portati avanti in Iraq, alcuni
finanziati dall’Associazione Marco Biagini.
Noi della Pantagruel abbiamo
informato sulla situazione nel carcere di Sollicciano, sulle sezioni femminili
e sul progetto La poesia delle bambole; il nostro artigianato artistico era
esposto in sala ed è piaciuto.
Il rapporto fra la
Pantagruel e l’Associazione Marco Biagini proseguirà anche nel prossimo futuro,
siamo interessati a conoscere e ad appoggiare altri interventi che verranno
fatti (corsi di formazione per ragazzi immigrati, borse di studio per studenti
africani, recupero di opere d’arte e biblioteche).
Poi il 9 ottobre siamo stati
al Centro Sociale CPA, per mostrare anche qui le bambole e per intervenire nel
dibattito. Molto interessante il filmato sull’Ospedale Psichiatrico di Aversa e
l’intervento di Sabatino Catalano che ha parlato degli anni trascorsi in
carcere e nell’ospedale psichiatrico giudiziario. La serata è proseguita con
interventi di Mario, che ha parlato della repressione a Torino, di Christian di
Dentro e Fuori le Mura, di Peppina della Pantagruel.
Il 14 e i 15 ottobre siamo
stati alla Fortezza da Basso con uno stand delle bambole a Dire e Fare, la
settima rassegna dell’innovazione nella pubblica amministrazione, promossa dai
comuni della Toscana e dell’Umbria. Il nostro progetto “la poesia delle
bambole” è stato inserito nella guida alla mostra e ha ricevuto un premio particolare
per la bellezza dei nostri prodotti.
Il 16 siamo stati al
matrimonio di due amici: Carmelo e Maria che hanno fatto preparare le
bomboniere al nostro laboratorio esterno de La poesia delle bambole. Auguri e
grazie!
Il 23 e il 24 abbiamo
esposto le nostre creazioni artistiche a Prato ad Alter Mundi 2004 presso
Officina Giovani, un incontro di culture e popoli organizzato dalla Legambiente
– Circolo di Prato. Il 24 nel pomeriggio siamo stati all’assemblea della
parrocchia di Paterno.
Ognuno di questi momenti è
stato importante non solo per farci conoscere , ma per contattare altre esperienze e per incontrare o rincontrare
amiche e amici nuovi e di vecchia data. Abbiamo parlato dei nostri progetti e di altre iniziative che ci piacerebbe
realizzare con Mercedes Frias, Moreno Biagioni, Lucia De Siervo, Marco Verna,
Beatrice Cioni, Mara Baronti ecc. ecc.
2.
PORTO
AZZURRO E LA GRANDE PROMESSA
A Portoferraio (Isola
d’Elba) e a Pianosa si è svolto un convegno il 2 e il 3 ottobre, organizzato
dall’Associazione Volontariato Carcere “Dialogo”.
Interessante l’argomento: Io non ci voglio tornare.
Convegno sul “Fine pena”.
Molte le relazioni e gli
interventi. Volutamente ci soffermiamo solo su alcune cose affermate
sull’ergastolo sia in un apposito intervento fatto da Fabrizio Callaioli di
Amnesty International che, fra l’altro,
ha detto che all’interno della sua associazione si sta ridiscutendo per
ripartire con una nuova campagna a livello nazionale e europea per l’abrogazione dell’ergastolo, sia da
Emilio Santoro che ha evidenziato come la non approvazione dell’abolizione
dell’ergastolo è un peccato di omissione
e non possiamo dimenticare questa colpa grave. Dell’ergastolo ha parlato
poi in modo specifico anche Dimitri Ghiani, uno dei pochi detenuti presenti,
che vive sulla propria pelle il fine pena “mai”. Siamo sempre più convinti che
sia importante riprendere una campagna per l’abrogazione dell’ergastolo che
riprenda lo slogan “mai dire mai”.
3. PIANOSA : LE NOSTRE TORTURE
Merita veramente visitare
Pianosa sia perché è un luogo bellissimo, sia per tutto quello che evoca a chi
segue da anni la vita dei detenuti nelle carceri italiane e toscane. Pianosa è
stata una delle carceri speciali, quelle volute dal generale Dalla Chiesa e che
furono create per i prigionieri politici, ma anche per i detenuti comuni che si
erano ribellati alla detenzione, che avevano cercato di evadere dalle galere,
che non si erano piegati.
Oggi Pianosa durante il
periodo estivo si può visitare ed è anche interessante che sull’isola ci siano
alcuni detenuti di Porto Azzurro che mandano avanti un bar e un ristorante
assunti dalla Cooperativa San Giacomo.
Pianosa è stata più
recentemente un luogo per i detenuti con il 41 bis, quelli per capirsi legati alle
associazioni di stampo mafioso.
Quando penso a Pianosa e
quando ho visto dall’esterno la sezione Agrippa circondata dagli alti muri mi
viene sempre in mente uno degli scritti che più mi ha colpito, una terribile
testimonianza scritta da Matteo Greco che fu interamente pubblicata in
Liberarsi dalla necessità del carcere del novembre 2001.
Mi rimane difficile
scegliere qualche brano del testo di Matteo (ma chi fosse interessato ci può
chiedere la versione integrale). Le torture che sono state recentemente documentate per quanto riguarda le
carceri irachene ci hanno messo fortemente in crisi, forse anche perché vi è
una documentazione fotografica, ci sono dei filmati. Sappiamo che non solo in
Iraq, ma anche in tanti altri paesi del mondo si adopra normalmente la tortura
nei confronti dei prigionieri.
Ecco nel 1992 come venivano
torturati i detenuti che si trovavano nella sezione Agrippa di Pianosa. Ci sono
denunce precise di Matteo Greco, di Benedetto Labita e di altri, ma la
magistratura ha preferito non aprire nessun procedimento (da quello che
sappiamo) e così i torturatori sono tranquillamente a lavorare in altre
carceri.
“Oramai da parecchie ore mi sono addormentato, ad un tratto mi sveglio di soprassalto, alcuni secondini hanno aperto la porta blindata ed il cancello, entrano in cella, circondando la branda e mi dicono: “Alzati, devi partire”; “Per dove?”. Un secondino, con la mano destra, mi prende per i capelli tirandomi fuori dal letto, un altro mi dà un pugno dall’alto verso il basso sul collo. Cerco di difendermi. Mi si buttano tutti e sei addosso con pugni e calci, riesco a dare qualche pugno, cado per terra, mi rialzo, cado per terra, mi rialzo di nuovo finché ricado per terra per non avere più forza di rialzarmi…..
Sono fatto salire su un
elicottero militare, un rumore assordante, non mi è stata data la cuffia. Dopo
molte ore atterro nell’isola di Pianosa e ci sono una trentina di secondini,
carabinieri e finanza….
Appena metto i piedi a terra
alcuni secondini mi danno pugni e calci, sono preso di peso come un fiammifero
e poi vengo lanciato dentro una jeep, sbatto la testa sulla sbarretta del
bracciolo del seggiolino, le manette mi vengono messe ancora più strette,
bloccandomi il passaggio del sangue dei polsi….
Vengo messo in una cella di
isolamento, tre metri per due, una branda di ferro massiccio saldata per terra,
un lavandino d’acciaio saldato al muro, sopra un rubinetto con acqua salata non
potabile….
Mi viene ordinato di
spogliarmi, rimango nudo, fatto abbassare a quattro piedi, mi vengono allargate
le chiappe del sedere per guardare meglio nel buco, mi fanno aprire la bocca,
alzare la lingua per ispezionarmi bene la bocca, mi guardano persino dentro le
orecchie e i fori del naso.
Ad un tratto si scagliano di
nuovo come belve assetate sul mio povero corpo, il pestaggio dura alcuni minuti
lunghi come un’eternità, svengo, riprendo i sensi con una puntura fattami da
una dottoressa, la quale vedendomi esclama: “Ma come è ridotta questa
persona?”. Il suo lavoro (perché obbligata) è di far finta di nulla, infatti,
nel certificato per la medicazione scrive: “Trattasi di una piccola
escoriazione sulla fronte scivolando in cella”. Mi è imposto di firmare che
sono caduto da solo….
Quando si va all’aria si
deve salutare e mettersi di fronte al lato della cella con il viso al muro,
mani e braccia aperte, gambe divaricate al massimo come un piccolo ponte con la
testa abbassata; un secondino come tutti gli altri col cappuccio in testa e con
i guanti e manganello, ci tasta su tutto il corpo… e così si arriva al
passeggio; il corridoio è pieno di secondini incappucciati che tirano
manganellate da tutte le parti e si divertono ingiuriandoci con frasi oscene
d’ogni tipo, finché si arriva ai cancelli del passeggio chiuso…..
Una mattina, mentre mi
trovavo al passeggio, vengo chiamato dal vice sceriffo, dopo le manette vengo
fatto salire in una jeep, mettono in moto ed usciamo. Mi ordinano di tenere la
testa abbassata. Ad un tratto il vice impugna la pistola e mi dice: “stai per
morire!”. Mi punta la pistola nella tempia a destra. Non ho battuto ciglio,
certamente la paura c’era ma non potevo fare nulla. In quel momento pensavo
alla mia famiglia quando sento il grilletto girare a vuoto… una finta
esecuzione con le risate dei secondini…”
4.
PROTESTE
NELLE CARCERI: LA TOSCANA NON E’ASSENTE
A Sollicciano la protesta organizzata dall’Associazione Papillon non ha avuto molto seguito. Al giudiziario per due sere c’è stata la battitura e un certo numero di detenuti hanno rifiutato il carrello (ossia non accettato il mangiare distribuito dal carcere), ma il penale e il femminile sono stati estranei ad ogni tipo di protesta. La notizia era arrivata, ma non ha trovato adesione.
Perché? Sarebbe interessante capirne i motivi e chiediamo ad
alcuni detenuti/e che si fanno la loro galera nel carcere fiorentino e che
leggono queste pagine di dare una risposta.
Complessivamente però le cose sono andate abbastanza bene.
In Toscana, oltre a Sollicciano, hanno partecipato in modo vario e con adesioni
più o meno massicce anche i carceri di Pisa, Lucca, Prato e Arezzo.
A livello nazionale più di 80 gli istituti che hanno aderito
e la protesta pacifica continua. E’ sempre più necessario, dice l’associazione
Papillon, riprendere la discussione sull’ipotesi di indulto e amnistia e
giungere ad “immediate modifiche legislative che consentano una limitazione
degli abusi che si compiono nell’uso della custodia cautelare in carcere e
immediate modifiche legislative che impongano un’applicazione piena ed
integrale della Legge Gozzini e di tutte le misure alternative in TUTTI i
Tribunali di sorveglianza e per TUTTI i detenuti, siano essi italiani o
stranieri, malati o in buona salute, ristretti nelle sezioni normali o in
quelle speciali” (dal comunicato della Papillon del 23/10/2004)
5.
NUORO:
LA PORCILAIA
Riportiamo
dal diario del carcere che Carmelo Musumeci sta scrivendo da qualche mese, il
testo che riguarda la “porcilaia” di Nuoro, così è chiamata la sezione di isolamento dove Carmelo ha
trascorso sei giorni per punizione:
16/09/2004
Questa è stata la prima notte che ho passato nella sezione d’isolamento cosiddetta, nel gergo carcerario “porcilaia”, nome molto appropriato. E’ una sezione composta da dieci celle, le prime celle sono così piccole, quattro passi per due, che il prigioniero, fra il gabinetto alla turca ed il letto, non può passeggiare, quindi deve stare tutto il giorno o fermo in piedi, seduto o sdraiato. E per i detenuti sottoposti al regime del 14 bis che hanno appena due ore d’aria, la loro vivibilità si riduce a livello di vera e propria tortura psicologica e fisica. Per fortuna a me è capitata una cella un po’ più grande.
I passeggi della “porcilaia”
sono i più piccoli che io abbia mai visto nella mia lunga esperienza
carceraria: appena due passi di larghezza per undici passi di lunghezza, quindi
praticamente non è possibile fare nessuna attività ginnica. Ma la cosa più
disumana ed animalesca è che il gabinetto non ha nessun riparo, neppure un
muretto o una tenda, e dista un passo dalla porta, quest’ultima è priva di
spioncino, quindi chi passa nel corridoio può vedere il detenuto mentre fa i
suoi bisogni… Io, per non farmi prendere in ”fragranza di reato” sono andato in
bagno alle 5 del mattino quando ci sono meno probabilità che passi qualcuno in
corridoio…
17/09/2004
Ho di fronte a me un compagno che assume 4 volte al giorno la terapia, mi dispiace, l’ho consigliato di smettere o, al limite, di diminuire piano piano… Ha problemi psicologici ed è un isolato volontario; la cosa strana è che è iscritto alla facoltà di scienze giuridiche di Sassari ed è al suo primo esame, quindi appena posso gli mando tutti i miei libri e gli appunti degli esami che ho già sostenuto. Mi ha fatto sorridere perché mi ha chiesto se rimango con lui in isolamento per studiare insieme. Mi è simpatico...
In questa sezione ci sono
tre detenuti sottoposti al regime del 14 bis, la loro situazione è drammatica
ed illegale perché questo regime non si sconta nella sezione di isolamento, ma
in sezione. Su questo punto il tribunale di sorveglianza ha dato ragione al
ricorso che avevo fatto presentare ad un compagno di Nuoro; eppure continuano a
fare come gli pare… Tutti e tre sono senza televisione, uno di questi non può
tenere neppure una radiolina.
Questa “porcilaia” è un pozzo senza fondo di degrado
e sofferenza…
Il 20 ottobre al Parlamento Europeo a Bruxelles si è
tenuta un’ udienza pubblica convocata dal GUE (Sinistra Unitaria Europea) per
denunciare il caso della montatura giudiziaria operata ai danni di Luz Perly
Cordoba e garantire quindi un giusto processo alla sindacalista e presidente
dell’Associazione Contadina di Arauca (ACA), nonché responsabile del
Dipartimento dei diritti umani di FENSUAGRO (sindacato contadino), detenuta nel
carcere femminile del Buen Pastor di
Bogotà, dove è rinchiusa dallo scorso 18 febbraio.
La denuncia è stata presentata da una delegazione
colombiana di avvocati e difensori dei diritti umani che hanno esposto il caso
di Luz come emblematico della persecuzione e criminalizzazione della protesta
sociale nel paese e della detenzione indiscriminata che sta praticando il
governo Uribe.
Allo stesso tempo, la delegazione ha sollecitato
l’appoggio della Commissione Europea per evitare che i gruppi paramilitari
continuino a godere dell’immunità per i loro crimini e per garantire la
presenza sindacale, attualmente repressa dalla politica ultraliberista del
governo colombiano. Essere sindacalisti in Colombia non significa solo essere
criminalizzati ma rischiare davvero la vita: dal 1991 al 2002 sono stati uccisi
1925 sindacalisti.
Luz Perly Cordoba, conosciuta a livello
internazionale, aveva presentato la situazione del suo paese anche a Firenze nel luglio 2003 e al ritorno
da uno dei suoi ultimi viaggi in Europa è stata arrestata.
Se ti opponi alla fumigazione col glifosato dei campi
di coca, che fanno deserto della selva colombiana, puoi essere accusata di
"associazione a delinquere con fine di narcotraffico". Se svolgi
attività sindacale nella metà del territorio colombiano controllato dalla
guerriglia, puoi essere accusata di "ribellione".
Luz Perly nella sua lettera “dal carcere del regime”:“…Oggi
vi scrivo dall'obbrobrioso carcere in cui l'establishment colombiano mi ha
rinchiusa privandomi dei più elementari diritti, come ha fatto con centinaia di
compatrioti, di dirigenti popolari e contadini che attualmente si trovano come
me privati delle loro libertà, allontanati dalle loro famiglie e comunità ed
accusati di ribellione per via dell'intolleranza di un regime che si dedica a
demonizzare e stigmatizzare, come ribelli, tutti coloro i quali si azzardano a
differire e a dissentire dalle sue inaccettabili politiche economiche e
sociali. Amici: in Colombia impera ormai da tempo la PENALIZZAZIONE DELLA
PROTESTA SOCIALE…” e rivolta agli amici
internazionali sostiene: “…. E' necessario che voi là rinforziate le
campagne di denuncia, solidarietà ed accompagnamento non solo nei confronti dei
prigionieri ma anche delle nostre famiglie ed organizzazioni; è necessario che
si portino avanti campagne molto forti sui casi degli arresti di dirigenti
popolari e contadini, e che si organizzino visite tanto nelle carceri
colombiane quanto in tutte le regioni dove si sviluppano operazioni giudiziarie
e di sterminio delle dirigenze e base contadine…”. Confida nella solidarietà internazionale per evitare una condanna che
la separerebbe ancora di più dai suoi due figli, mentre tiene corsi di diritto
(oltre che sindacalista è avvocato) alle 35 detenute "politiche"
della prigione.
Luz Perly necessita oltre che di solidarietà umana
anche di sostegno economico per far fronte alle elevate spese processuali e alle necessità basilari all’interno del
carcere quali cibo e medicinali nonché per il sostentamento della propria
famiglia.
Per
informazioni rivolgersi ad Alessandro e Cinzia - Comitato “La Madrugada” –
Firenze - lamadrugada_fi@yahoo.it
7.
PER
PAOLO DORIGO
“Spero
che Paolo ci ascolti su Radio Radicale, vorrei che ci sentisse vicini e
interrompesse lo sciopero della fame, lasciando il testimone a noi. Siamo
pronti a digiunare a staffetta”.
Sono
parole di Luana Zanella deputata verde e veneziana come Paolo Dorigo durante la
conferenza stampa convocata il 13 ottobre a Montecitorio per rompere il
“silenzio mediatico” sulla “battaglia di libertà” intrapresa da Paolo Dorigo in
carcere da 11 anni per un gesto dimostrativo (sette colpi di pistola contro il
muro esterno della base USA di Aviano), ma firmato “Brigate Rosse” e pertanto qualificato come attentato con una sentenza
di tredici anni e mezzo per le sovrappenalizzazioni della legislazione di
emergenza, anche in base alla testimonianza di un pentito che non si è
presentato mai in aula a ripetere le accuse. Questo nonostante la completa
estraneità del gruppo autore del gesto dimostrativo al percorso delle vecchie e
nuove Brigate Rosse.
La
Corte Europea dei diritti umani nel 1999 ha giudicato iniquo il processo che ha
condannato Paolo Dorigo, ma per il codice italiano è impossibile riaprire i
processo, nonostante che il Consiglio d’Europa abbia più volte richiamato
l’Italia a dotarsi di una legge di revisione dei processi.
Per
questo Paolo Dorigo, che rifiuta l’ipotesi di grazia perché chiede giustizia, sta attuando uno sciopero della fame che
andrà avanti ad oltranza.
Paolo
Dorigo ha un proprio sito internet: www.paolodorigo.it sul quale è possibile
trovare sia materiale relativo alla propria situazione, tutto il dossier, il
conto delle persecuzioni, che materiale su altre situazioni analoghe, scritti e
appelli.
Paolo chiede inoltre a tutti i mass media che pubblichino qualsivoglia informazione sul suo caso, viste le molte difficoltà che impediscono ad un detenuto di venirne a conoscenza, di inviargli direttamente nomi e numeri delle testate in cui escono gli articoli all’indirizzo del carcere nel quale è detenuto: Via Maiano, 10 06049 SPOLETO o alla e-mail: contatti@paolodorigo.it
8. PROGETTO: SOLIDARIETA’ e CARCERE
Abbiamo continuato a ricevere dei contributi in denaro per la detenute/i di Sollicciano e per superare la difficile situazione economica dell’iniziativa “la poesia delle bambole” con tre persone a contratto a progetto.
Ecco l’elenco (come al solito mettiamo l’intero nome e solo l’iniziale del cognome): Rosa D.A. € 25, Augusta B. € 100, Loredana G. € 20, Annalisa C. € 100, Lorena S. € 250, Gilda B. € 10, Fabio R. € 20, Giovanni B. €100, Francesco G.€ 20, donne Arci di Cadenzano € 70, Monastero di Mosciano-Scandicci € 70. Totale € 785.
Uscite: € 7,50 precedente resoconto, € 80 piccoli versamenti di € 10 a otto detenute, € 40 occhiali da vista, € 10 borsone da viaggio per detenuta, € 40 spese viaggio accompagnamento detenuta in provincia di Milano, € 20 accompagnamento detenuta in provincia di Pisa, € 43,80 creme per detenuta africana, € 500 stipendi detenute in affidamento progetto “poesia delle bambole”. Totale € 741,30. In cassa € 43,70.
Ricordiamo per chi vuole inviare contributi il nostro conto corrente postale n° 10019511 intestato ad Associazione Pantagruel, via Tavanti, 20 – 50134 Firenze. Si possono utilizzare anche vaglia postali e assegni intestati all’associazione Pantagruel.
9. PROGETTO: UN CORSO DI FORMAZIONE
Abbiamo presentato al Cesvot un corso di formazione per volontari che vogliano operare nel carcere e nel territorio e che attraverso sette incontri seminariali incontreranno per la prima volta o conosceranno meglio questa istituzione totale.
Partendo dalla complessità
della realtà carceraria che può essere analizzata attraverso le differenti
tipologie di carcere, il mutare della popolazione detenuta e l’analisi degli
eventi critici ( autolesioni, suicidi…) e terminando con una riflessione sulla
necessità di liberarsi da questo tipo di carcere. Momenti specifici di
riflessione saranno dedicati: all’intervento del volontariato ( colloqui
individuali e lavori di gruppo ), all’importanza del conoscere la biografia
umana, all’informazione ( con particolare riguardo ai giornali del carcere ),
ai progetti di tipo artistico e terapeutico e allo svilupparsi delle malattie
degli organi dei sensi nella realtà del carcere.
Per affrontare questi temi,
oltre ai coordinatori del corso, interverranno operatori e volontari di
numerose associazioni e di differenti realtà e vari detenuti e detenute che
porteranno le loro esperienze vissute direttamente.
Il progetto è rivolto a
15-20 persone e, se verrà approvato dal Cesvot, inizierà a maggio 2005. E’
previsto uno stage “estivo” all’interno di un carcere toscano.
10.
PROGETTO:
RIPARTE IL COORDINAMENTO TOSCANO ?
Abbiamo ripreso i contatti
con i giornali del carcere che esistono nella regione Toscana (allargandoci
anche alle realtà di Roma).
Si tratta delle seguenti
esperienze: Espressioni (Lucca), Ragazze Fuori (Empoli), Kasanzababbà (Pisa),
Taita (Prato), La Grande Promessa (Porto Azzurro), Orti Oricellari 18 (IPM
Firenze), IdeeLibere (San Gimignano), Spiragli (OPG Montelupo F.no), Il Ponte
(Massa), Nonsolochiacchiere (Roma Rebibbia), Ass. Papillon (Roma), Garçon (IPM
Casal del Marmo-Roma) e noi di Liberarsi.
Speriamo di incontrarci a gennaio dell’anno nuovo.
Già sono arrivate le prime risposte positive.
11. DOMENICA 28 NOVEMBRE: TENETEVI LIBERI !
Siete invitati tutti a
venire domenica 28 novembre dalle ore 11 alle ore 19 all’apertura di uno spazio
espositivo-negozio: “la poesia delle bambole”.
Abbiamo deciso di fare
questo ulteriore passo in avanti verso la creazione di un soggetto economico,
quasi certamente una piccola cooperativa, che dia lavoro ad alcune donne uscite
dal carcere in misura alternativa e ad altre che svolgeranno lavoro formativo.
Pensiamo che avere un nostro
spazio di vendita nella città di Firenze sarà utile sotto vari punti di vista,
soprattutto ci renderà più visibili e ci farà conoscere ad un pubblico più
vasto e meno selezionato.
Lo spazio che vogliamo
creare (e speriamo di avere idee e stimoli da coloro che ci leggono) avrà come
centralità i nostri manufatti: bambole, gnomi, fate dei fiori, presepi, ecc.. ma
cercherà anche di essere luogo di incontro con altri progetti, con altre realtà
che siano a noi collegabili per la creatività e la bellezza, ma anche per l’impegno sociale.
Non vogliamo rinchiuderci,
ma mantenendo la specificità del nostro progetto, cercheremo di arricchirci
incontrando altre esperienze, anche lontane geograficamente da noi. Ancora una
volta vi chiediamo di aiutarci con suggerimenti.
Allora: tenetevi liberi e
non mancate di venire domenica 28 novembre a Firenze in via Tavanti, 22 /a rosso
!
12. SEGNALAZIONI: IL GRANDEVETRO
Segnaliamo l’ultimo numero
(agosto-ottobre 2004) de “Il grandevetro”, il bel bimestrale edito a Santa
Croce sull’Arno.
In particolar modo due interessanti articoli che
riguardano il tema che ci interessa di più, ossia il carcere: Nicola Solimano, La
Toscana del carcere e Alessandro Margara, La detenzione sociale.
“Il grandevetro” via Ferrer, 1 - 56090 Santa Croce
sull’Arno – Pisa
tel. 0571-588100 www.ilgrandevetro.it