Questa è la foto di Giuseppe Dalla
Vecchia, provveditore regionale delle carceri Sarde dove nell'Aprile
2000 vennero massacrati, sotto la sua supervisione, detenuti Sassaresi
da parte dei G.O.M (Gruppi Operativi Mobili) della polizia penitenziaria,
gli stessi della spedizione notturna a Genova. Si consiglia di leggere
e stampare la storia e l'analisi dei G.O.M. e delle loro spedizioni.
 |
Fino
all'anno scorso Giuseppe Dalla Vecchia era il provveditore regionale
degli istituti penitenziari Sardi. Originario della Campania, fu
lui che nell'Aprile dell'anno scorso coordinò le operazioni
di pestaggio dei detenuti del carcere San Sebastiano di Sassari
da parte dei Gom (gruppi operativi mobili della polizia penitenziaria),
gli stessi uomini che hanno massacrato a sangue con guanti imbottiti
i ragazzi inermi a Genova nella scuola Diaz.
"È stato sicuramente il promotore e l' organizzatore
dell' operazione", riportò il Corriere della Sera il
4/5/2000.
Vennero arrestati 82 agenti e quasi tutti i dirigenti delle carceri
Sarde, accusati di aver massacrato detenuti inermi, nudi ed ammanettati.
La brutale aggressione fu il |
fiore all'occhiello dei
Gom, quelli che un celerino pentito ha visto in azione a Genova sferrando
calci in bocca a ragazzi nei sacchi a pelo, menando pugni con guanti
imbottiti e addirittura pisciando addosso a persone a terra.
Nel carcere di Sassari, l'anno scorso, si
verificò lo stesso orribile scenario di massacro preparato appositamente
dai Gruppi operativi mobili guidati dal generale Alfonso Mattiello:
"E accertato che i Gom non sono intervenuti e che la squadra accusata
del pestaggio era formata da agenti raccolti da tutte le carceri della
Sardegna", scrisse il Corriere della Sera il 05-05-2000.
A coordinare ed osservare impassibile le
sevizie inflitte da feroci aguzzini in uniforme mimetica (la stessa
tenuta vista dai picchiatori a Genova) c'era l'uomo della foto qui riportata:
"La direttrice ha assistito a tutte le fasi delloperazione,
senza intervenire per impedire le violenze, come sarebbe stato suo dovere,
in compagnia di un signore sulla cinquantina con gli occhiali ed un
elegante abito blu, senza ombra di dubbio il provveditore regionale
Dalla Vecchia, indicato dallordinanza di custodia come lorganizzatore
della spedizione punitiva". (Il Messaggero, 05-05-2000)
Tutto ciò per una ragione: i detenuti,
lasciati per due giorni senza mangiare perché i direttori delle
carceri Italiane erano in sciopero per un aumento dello stipendio, avevano
osato protestare, di qui la spedizione di sangue dei GOM, ricordiamolo,
quelli che picchiarono nella notte, secondo la testimonianza di un celerino,
i ragazzi nella scuola Diaz di Genova.
Ebbene, due parole sui Gom. Questo reparto
venne istituito nel 1997. Si tratta di un manipolo di gente appositamente
scelta per reprimere inizialmente rivolte in frangenti di particolare
gravità. In realtà, dopo alcuni pestaggi isolati, la prima
vera azione sanguinaria organizzata dei Gom avvenne nell'Aprile dell'anno
scorso proprio nel carcere di Sassari, rivelandosi uno strumento di
aggressione da aspiranti rambo repressi piuttosto che un reparto di
contenimento. I Gom hanno di pronunciabile solo la sigla, diventando
ben presto degli squadroni sanguinari che quando picchieranno a morte
qualcuno potranno evidentemente essere definiti squadroni della morte.
A denunciare il massacro dei detenuti che chiedevano di mangiare dopo
due giorni di digiuno forzato, fu il parlamentare Manconi, che rivelò
le prime agghiaccianti testimonianze: "Gli ordini di custodia cautelare
dimostrano che le denunce dei detenuti, dei familiari delle vittime
e quanto da me esposto in una interrogazione parlamentare del 18 Aprile
scorso, non erano privi di fondamento. Tutt'altro. Ora, le indagini
della magistratura ci diranno se è vero, come sostenuto dai familiari,
che numerosi detenuti sono stati costretti a denudarsi, ammanettati
con le mani dietro la schiena, trascinati nei corridoi, colpiti brutalmente
con calci e pugni alla schiena, alle gambe e ai testicoli, sollevati
in aria e lanciati da un agente all'altro".
(Il Messaggero, 04-05-2000)
Ecco cosa riportarono i quotidiani dell'anno
scorso: "Fatti che ricordano il film Fuga Di Mezzanotte, girato
in un carcere Turco. I detenuti in una trentina di denunce parlano di
violenze e sevizie, lo confermano i periti che hanno constatato lesistenza
di traumi cranici, costole rotte, polsi slogati, timpani perforati,
ematomi sui genitali. Ma nelle denunce, una trentina, dicono di essere
stati spogliati, costretti nudi con le spalle al muro, a qualcuno è
stata sbattuta la testa contro il muro fino a svenire, qualcun altro
è stato trascinato nelle cantine e lasciato lì per ore
e ore tra i topi, le erbacce e lacqua delle fogne". (Il Messaggero,
04-05-2000)
Ecco uno sfortunato detenuto massacrato
dai Gom che si sono distinti anche a Genova: "Eravamo allaria,
quando ci siamo trovati davanti decine di agenti di custodia sconosciuti,
che indossavano la mimetica e gli anfibi. Erano tutti armati di manganelli.
Ci hanno portato di forza nella rotonda e da lì alla sala colloqui
dove siamo stati denudati, fatti inginocchiare con il viso contro il
muro e le mani legate dietro la schiena. E quando qualcuno di noi chiedeva
spiegazioni veniva riempito di botte". Da un rapporto dei carabinieri
del nucleo di Polizia Giudiziaria: "I detenuti sono stati costretti
a denudarsi, trascinati nei corridoi, colpiti brutalmente con calci
e pugni alla schiena, alle gambe, ai testicoli, sollevati, sempre nudi
ed ammanettati e "lanciati" da un agente allaltro. In
un caso", continua il rapporto, "hanno dovuto segare le manette
perché i polsi si erano gonfiati tanto che non riuscivano più
ad aprirle".
Due giorni dopo il pestaggio sono i familiari
a raccontare il dramma di quella notte: "Sono disperata",
racconta una madre. "Ho visto mio figlio con la bocca gonfia, senza
alcuni denti e con lividi in tutto il corpo. Mio marito ha la testa
piena di bernoccoli, il naso rotto e alcune costole incrinate; quando
lho visto a colloquio ho sentito un colpo al cuore. Mi sono resa
conto che era stato aggredito, ma lui ha fatto finta di niente e soltanto
quando lo stavo salutando mi ha sussurrato di chiedere aiuto perché
lo avevano pestato e lo stavano pestando ancora".
"Sono venuta a visitare mio figlio
che sta male da tempo, non riesce a farsi accompagnare in un ospedale
per curare un fischio in un timpano di cui soffre", spiega una
madre disperata. "Mi hanno detto che non voleva venire ai colloqui
e invece ho scoperto che non può venire perché lo hanno
picchiato, sta così male che non riesce neppure ad alzarsi dalla
branda". "Sono andata a trovare un mio parente trasferito
nel carcere di Oristano", spiega unaltra donna, "e mi
sono spaventata. Aveva gli occhi gonfi e neri, parlava lentamente perché
ha alcune costole fratturate e inoltre un enorme bernoccolo in testa.
Non mi ha voluto dire nulla perché ha paura, ma mi ha spaventato
il fatto che non riuscisse a ricordare alcuni nomi della nostra famiglia.
Era stordito, confuso e terrorizzato".
Linchiesta della magistratura Sassarese
è già avviata, quando un recluso consegna, senza farsi
accorgere dagli agenti di custodia, un bigliettino al suo avvocato.
Cè scritto nellintestazione: "Consegnatelo al
magistrato". Ecco il testo di quel bigliettino: "Giuro sui
miei figli che non meritavo un trattamento di questo tipo. Ho un trauma
cranico, un polso spaccato e sono coperto di lividi. Scrivo questa lettera
prima di essere trasferito nel carcere di Oristano. Avvocato, faccia
di tutto per togliermi da questo incubo perché non ce la faccio
più e temo per la mia vita. A mia moglie chiedo di divulgare
questa notizia perché arrivi anche al Papa". (Queste interviste
sono riportate ne Il Messaggero, 04-05-2000)
Ma non basta. Il racconto della notte di
terrore vissuta nel carcere S.Sebastiano di Sassari prosegue con incredibili
torture: "C'è poi l' elenco, impressionante, delle lesioni
riscontrate dal medico legale: costole fratturate, traumi al cranio,
ecchimosi, tumefazioni. Con prognosi dai 15 ai 60 giorni.
L'INIZIO:
"Ciascun detenuto è stato prelevato dalla cella e portato
con la forza fino al corridoio e poi nell' ufficio matricola. Un percorso
che prevedeva l' attraversamento della rotonda. I malcapitati venivano
letteralmente trascinati per i capelli e percossi da agenti in tuta
mimetica e anfibi, con spinte, pugni, calci e ingiuriati: "Bastardi,
voi siete i boss". Dal corridoio venivano spinti nelle varie sale
riservate ai colloqui. Ai lati del percorso c'erano due file di agenti
che percuotevano con l' uso di manganelli, infierendo anche su chi cadeva
per terra" (attenzione: è da notare la stessa tecnica, sia
a Sassari che a Genova, del pestaggio sistematico lungo il percorso
delcorridoio, cioè 20-30 agenti contro un detenuto solo).
LE SEVIZIE:
"I detenuti erano costretti a spogliarsi, subito dopo venivano
ammanettati con le mani dietro la schiena, costretti a rimanere col
volto girato per non vedere in faccia i loro aggressori. Appena uno
si girava veniva picchiato con maggiore violenza e accanimento... Alcuni
venivano inondati con secchiate d' acqua, lasciati bagnati per oltre
due ore a finestre aperte. In almeno due casi sono state effettuate
operazioni di soffocamento: gli veniva consentito di pulirsi il sangue,
ma dovevano immergere il viso nel secchio e uno degli agenti gli teneva
la mano (o forse il piede) sulla nuca e spingeva con forza dentro l'acqua
la testa del malcapitato, lasciandocela fino quasi a soffocarlo".
ISOLAMENTO: "Qualche
detenuto è rimasto poi in cella d'isolamento per alcuni giorni.
F.F: "Con una sola bottiglia d' acqua, una branda senza materasso,
ferito e sporco... Altri, che non avevano retto e per paura si erano
defecati addosso, sono stati fatti rivestire con una busta di plastica
nera e trasferiti... La maggior parte sono tossicodipendenti".
LA TORTURA DELLA MELA:
"A.C. ha riferito che, dopo essere stato costretto a spogliarsi,
è stato obbligato a tenere con la fronte una mela contro il muro
con la minaccia di essere picchiato se la mela fosse caduta per terra,
circostanza questa che si realizzava varie volte perché gli agenti
lo picchiavano apposta..."
PRESENTI: "La presenza
del provveditore Dalla Vecchia, della direttrice Di Marzio e
dell' ispettore Tomassi risulta documentalmente
provata. Alcuni detenuti dicono di essersi rivolti alla dottoressa Di
Marzio per ottenere protezione e per far cessare il pestaggio e di avere
ottenuto un eloquente silenzio oppure un'approvazione per quanto accadeva:
"Vediamo se questa volta imparano la lezione". L' ispettore
Tomassi "Era colui che dava gli ordini... parlava con accento Napoletano,
vestiva uno spolverino chiaro". "Mi infilava la mano dentro
la bocca tanto che per un attimo ho pensato che volesse soffocarmi...".
(Il Corriere della Sera, 04-05-2000)
Di fronte a tali crimini contro la persona,
il preovveditore delle carceri Sarde Giuseppe Dalla Vecchia (in foto),
come riportarono i quotidiani, ebbe un ruolo centrale. Un torturatore
di quelli che mandarono all'ospedale detenuti nudi ed inermi affermò:
"Sì, li abbiamo picchiati. Ma questi erano gli ordini".
(Il Corriere della Sera, 06-05-2000)
Questo è stato l'entrata in scena
dei Gom. Si sa di loro solo per i litri di sangue fatti schizzare dai
corpi di persone inermi (attenzione, INERMI) a Sassari come a Genova.
Per questo, non appena l'anonimo e dettagliato racconto del celerino
poliziotto pentito accusatore dei Gom è stato pubblicato con
precisione su www.Repubblica.it, l'ispettore dei Gom, Tolomeo si è
subito precipitato a farsi intervistare dal quotidiano, distinguendosi
solo per fornire versioni lacunose, evidenziando ricostruzioni approssimative,
eccellendo per reticenze ed omissioni, sbagliandosi sugli orari, addirittura
cercando di far cadere la responsabilità sulla sola Polizia (che
pure ha partecipato ai pestaggi) ed addirittura affermando che il poliziotto
che raccontava si era sbagliato perché aveva confuso le divise.
Roba che anche i ciechi sarebbero più onesti.
A Sassari, la direttrice del carcere S.Sebastiano,
Maria Cristina Di Marzio venne descritta così: "Dietro un
tranquillo aspetto di madre di famiglia nasconde un cuore di pietra.
Non sapeva di essere in stato di arresto, nonostante lavessero
trasferita al carcere di Bade Carros: "Pensavo di essere
qui soltanto per un interrogatorio", ed è crollata. Racconta
un detenuto: "Quando lho vista lho chiamata, le ho
gridato: mi aiuti, li faccia smettere, ci ammazzano... Ma lei ha sorriso:
"Vediamo se stavolta imparate la lezione". I giudici le attribuiscono
un ruolo di primordine nel pestaggio del 3 Aprile 2000".
(Il Messaggero, 05-05-2000)
A Genova come a Sassari, i GOM (Gruppi
operativi mobili della polizia penitenziaria, dipendenti dal Ministero
della Giustizia di cui è ministro il leghista Roberto Castelli,
il quale, nel tentativo di frappore la sua "autorevolezza"
ministeriale ai sanguinosi massacri raccontati dai ragazzi sopravvissuti
alle torture nello stabile adibito a carcere a Genova, sta premendo
per essere ascoltato come testimone per dire che non ha visto nessun
pestaggio) a causa della ferocia con cui pestarono a sangue la gente
si fecero male essi stessi: "Non posso venire al lavoro, mi sono
fatto male».
Poche ore dopo il pestaggio nel carcere di San Sebastiano, otto agenti
di custodia hanno "marcato visita" e hanno presentato certificato
medico. Assai simili gli infortuni, tutti alla mano, al polso e all'
avambraccio, uno anche al piede. Queste singolari coincidenze hanno
immediatamente dato nell'occhio e suscitato l'attenzione della magistratura.
Ancor più sorprendenti le verifiche: sette agenti si sono fatti
male a mano, polso e avambraccio destri, l' ottavo alla mano sinistra.
"Era impossibile non chiedersi come mai", fa rilevare uno
degli inquirenti: "Tanti infortuni concentrati in quelle ore e
tutti agli arti abitualmente utilizzati nel lavoro. Tanto più
che l'ottavo agente è risultato essere mancino". Nell' inchiesta
giudiziaria emergono conferme sui pestaggi compiuti durante l' operazione
di perquisizione delle celle e sul trasferimento dei detenuti effettuata
il 3 Aprile".
(da Il Corriere della Sera, 08-05-2000)
Ed ancora non è finita. A Sassari
come a Genova, i medici presenti nei luoghi delle sevizie omisero sistematicamente
di certificare, come invece la loro professione richiederebbe, le terribili
ferite inflitte alle persone picchiate da cinque e più agenti
alla volta. Per quello che riguarda Sassari:"Le indagini stanno
infatti continuando a diversi livelli, e c'èuno dei medici del
carcere di San Sebastiano sotto inchiesta, non ha segnalato nelle cartelle
cliniche le condizioni dei detenuti picchiati" (da il Corriere
della Sera, 08-05-2000). Anche a Genova, infatti, un manifestante ha
riferito di essersi recato sanguinante dal medico il quale, per tutta
risposta, gli ha detto che: "Non presenta ferite al momento"
infierendo su di lui per giunta con uno schiaffo in faccia.
(Si veda l'articolo nella sezione archivio di www.repubblica.it)
A coordinare l'azione punitiva, come detto,
Giuseppe Dalla Vecchia, ritratto nella foto.
Si possono trarre alcune considerazioni.
Primo, che i Gom sono appositamente scelti come strumento di terrore
e non di repressione. Una rivolta la si reprime, ma non si massacra
gente inerme nuda ed ammanettata come a Sassari o con le mani alzate
o nei sacchi a pelo come a Genova.
Questa imboscata organizzata e premeditata porta con sé alcune
conseguenze: fa salire alle stelle il terrore dei picchiati ed incute
timore all'insieme dei movimenti o delle realtà fatte oggetto
delle spedizioni sanguinarie; permette di creare al momento una confusione
ed un terrore tale che le persone soggette alle sevizie si prestano
ad piegarsi a qualsiasi cosa pur di vedere smettere il massacro; copre
le evidenti tracce dell'azione fuori legge operata da un organismo come
i Gom, formalmente ufficializzato ma nei fatti al di fuori di ogni controllo:
"Non ti preoccupare, siamo coperti", è la frase che
gli aguzzini più esperti riferiscono a quelli meno esperti (si
veda archivio di www.repubblica.it).
L'azione è rivolta contro tutti,
non omettendo giornalisti di ogni parte politica, selvaggiamente brutalizzati
(dal Resto del Carlino fino alla sinistra) con braccia spezzate, polmoni
perforati e denti spaccati. Tanto che la FNSI (Federazione Nazionale
Stampa Italiana), si è scagliata con estrema durezza contro l'azione
terroristica notturna dei Gom e compagnia bella. Con un'iniziativa così
sanguinosa, gli uomini in mimetica (anche l'abbigliamento scelto fa
parte dell'immagine del terrore, visto che in città la mimetica
non serve) possono tranquillamente portare l'attacco al cuore di ciò
di cui stiamo discutendo: L'INFORMAZIONE. Rullini sequestrati, video
requisiti, archivi letteralmente rubati non hanno altro risultato che
di avere foto di feriti, aggressioni videoriprese in meno, documentazioni
legali in meno. Si vorrebbe insomma lo stesso effetto che si ebbe nei
minuti seguenti l'omicidio di Carlo Giuliani: in mancanza di filmati
e foto, dapprima un celerino accusò un manifestante: "Bastardo,
sei tu che l'hai ucciso!", poi i carabinieri dissero che era stata
un colpo di pietra, poi il carabiniere omicida disse che non ricordava
di aver sparato, poi finalmente vennero fuori gli spari e disse che
aveva sparato ma che non voleva mirare. Una catena che si può
spezzare solo con l'informazione, ad ogni livello. Le parole restano
parole. Il sangue resta sangue.
Fonte: www.kontrokultura.org
03.08.2001
Genova - G8 2001. Sinistra: Robocops e
a destra ragazza vittima delle loro "attenzioni"
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