
Kandahar, partiti per
Cuba i primi prigionieri
Sparatoria all'aeroporto al momento del decollo
KANDAHAR - Incappucciati, incatenati ai
sedili e storditi con sedativi, sono partiti dall'aeroporto di Kandahar i primi
20 prigionieri di guerra. Atterreranno, dopo uno scalo in una località
imprecisata, nella base Usa di Guantanamo, a Cuba. Si tratta del primo scaglione
dei 368 tra miliziani di al Qaeda e dignitari Taliban catturati in Afghanistan.
Al momento del decollo del velivolo C-17, è scoppiata all'aeroporto una
sparatoria, le cui cause non si conoscono.
A riferire delle straordinarie "misure di sicurezza" per il trasferimento è stato il quotidiano "Usa Today". Ai prigionieri sarà impedito di alzarsi durante il viaggio di circa 20 ore e per i bisogni corporali dovranno utilizzare un sistema realizzato appositamente. Ogni prigioniero sarà sorvegliato da due guardie che non avranno armi da fuoco, ma pistole stordenti. Ogni volo porterà da 20 a 30 detenuti e sarà scortato dai caccia per buona parte del viaggio. I militari a bordo degli aerei fanno parte di un corpo speciale, i "Corvi", addestrato appositamente.
I prigionieri trasportati oggi da Kandahar sono "individui pericolosi" e nei loro confronti verranno adottate "tutte le misure di sicurezza necessarie", ha detto il ministro della Difesa statunitense Donald Rumsfeld. "Tra loro c'è gente capace di farsi saltare in aria", ha aggiunto, senza tuttavia confermare che i prigionieri viaggeranno incatenati e sedati.
La prigione allestita a Guantanamo, all'estremità orientale di Cuba, sarà "umana" ma non "confortevole". La definizione è del generale Mike Lehnert, che guida una task force per la costruzione del "Campo Raggi X", che sarà occupato dai prigionieri della guerra afgana. Lehnert ha detto che i soldati americani di stanza a Cuba avranno il compito di "impedire ai terroristi di battersi e di insorgere sorvegliandoli da vicino". L'installazione dovrebbe essere completata entro la fine della settimana. Ci saranno 220 celle e la capacità d'accoglienza arriverà fino a duemila persone. Il campo sarà circondato da torri di guardia e cinto da filo spinato.
Per ora le celle in realtà sono più simili a gabbie. Il pavimento è in calcestruzzo, il recinto è costituito da catene che impediscono la fuga ma che permettono alla pioggia di entrare. Per letto i detenuti avranno una sorta di grande zerbino. Si tratta di sistemazioni provvisorie, hanno fatto sapere i marines di Guantanamo. "Le chiamerei celle all'aperto", ha spiegato il colonnello Terry Carrico, incaricato della supervisione del campo.
Gli Usa controllano Guantanamo, base navale situata sulla costa sud-orientale dell'isola di Cuba, dal 1898, al tempo della guerra d'indipendenza con la Spagna. Le forze armate cubane hanno fatto sapere che "non sono preoccupate e non prevedono misure di sicurezza addizionali" in vista dell'arrivo dei prigionieri. Il generale Solar Enriquez ha rivelato che dal 5 gennaio ad oggi sono atterrati nella base di Guantanamo 40 aerei carichi di personale militare, un traffico mai visto prima.
(10 gennaio 2002)
Lo sbarco nella base Usa a Guantanamo è avvenuto tra mille controlli. Trasmesse dalla Cbs le immagini della partenza
Cuba, già in cella
i venti prigionieri Taliban
Le preoccupazioni di Amnesty per il loro trattamento. Il Pentagono: "Questa
è gente molto pericolosa..."
GUANTANAMO (CUBA)
- Mani legate, qualcuno con le gambe incatenate, un cappuccio azzurro sul volto,
le tute arancioni, le scarpe bianche. Sono stati visti scendere così
dall'aereo da trasporto americano C-141 proveniente da Kandahar i venti prigionieri
- Taliban e membri di al Qaeda - giunti ieri sera nella base Usa di Guantanamo,
Cuba. Uno alla volta, i venti prigionieri sono scesi dall'aereo sulla pista
dell'aeroporto cubano mentre un elicottero dall'alto, e a terra altri militari,
controllavano la pista.
Quando il primo dei prigionieri è comparso, con accanto un soldato americano che lo guidava, sul portellone dell'aereo, è scivolato. La sua gamba sinistra era bendata. Altri soldati lo hanno perquisito e poi gli hanno scritto un numero sulla tuta. Non si sa se i prigionieri fossero a conoscenza del luogo in cui erano stati portati: alcuni davano l'impressione di cercare di resistere ma erano chiaramente disorientati. Il sesto ad uscire dal portellone si è dovuto inginocchiare, non si è capito se tentasse di svincolarsi o se non riuscisse a tenersi sulle gambe dopo essere stato costretto per molte ore a restare immobile.
Tutti sono stati fatti salire su due autobus bianchi
seguiti da un furgone dove si trovavano 40 membri della polizia militare in
assetto antisommossa. Numerosi veicoli militari facevano intanto la ronda intorno
alla base. Gli autobus si sono fermati su un molo. Qui i prigionieri sono stati
fatti salire su un battello che li ha condotti sull'altra sponda della baia
di Guantanamo, dove erano state allestite le prigioni del 'campo raggi x'.Ora
sono tutti in cella.
Questo l'arrivo raccontato da testimoni. La partenza dall'Afghanistan, invece,
è stata ripresa dalla rete televisiva americana Cbs che ieri, sfidando
il veto del Pentagono, ha mandato in onda le immagini dei prigionieri che salivano
sull'aereo militare. La rete americana ha mandato in onda dieci secondi di filmato
nel corso delle 'Evening News' di ieri. La Cbs ha spiegato che, a suo giudizio,
quella del Pentagono era da considerarsi una richiesta, ma che la messa in onda
"responsabile" delle immagini dei prigionieri non rappresentava alcuna
minaccia alla sicurezza nazionale. Fonti militari hanno consentito alle tv americane
di riprendere l'imbarco dei prigionieri a Kandahar. Ma il Pentagono aveva successivamente
obiettato alla loro messa in onda facendo sapere che la Croce Rossa aveva contestato
la diffusione di immagini di detenuti in catena in quanto umilianti e contrarie
alla Convenzione di Ginevra.
Se il Pentagono si dice contrario alla trasmissione di immagini in tv dei prigionieri, si comporta diversamente quando, sotto le pressioni delle organizzazioni paladine dei diritti umani (Amnesty International in testa) perché i prigionieri catturati in Afghanistan siano trattati con umanità, risponde: "Questa è gente molto, molto pericolosa, e come tale noi la trattiamo", come ha dichiarato ai giornalisti il capo di stato maggiore interforze degli Stati Uniti, il generale Richard Myers, interpellato sulle preoccupazioni espresse da Amnesty International per le notizie secondo cui i prigionieri sarebbero stati tenuti, per la durata di 20 ore del volo verso Guantamano drogati, incappucciati e incatenati.
(12 gennaio 2002)
L'arrivo della Croce Rossa a Guantanamo avviene mentre in tutto il mondo cresce la pressione sull'amministrazione Bush perchè garantisca ai prigionieri un trattamento umano e in linea con la convenzione di Ginevra. La delegazione inviata dall'organizzazione internazionale - che include un medico -ha posto la condizione di poter incontrare gli oltre 80 prigionieri in modo privato, ma non renderà pubblico il contenuto di tali incontri ed esprimerà solo un "giudizio generale" sulle loro condizioni. "Vogliamo vedere tutto. Finora abbiamo ricevuto una buona cooperazione da parte delle autorità americane", ha dichiarato Darcy Christen, portavoce del Comitato internazionale. La Croce Rossa prenderà in consegna le lettere indirizzate dai prigionieri ai propri familiari e si incaricherà di consegnarle. Le autorità Usa potranno ispezionare e confiscare le lettere che contengano "minacce alla sicurezza".
In questo modo per la prima volta, dalla loro cattura in Afghanistan, gli ottanta prigionieri definiti dal segretario alla Difesa Ronald Rumsfeld "i più duri del nocciolo duro di Al Qaeda" vengono in contatto con osservatori indipendenti. Rumsfeld ha ammesso che Guantanamo "non è certo un country club", ma ha assicurato di non avere "la minima preoccupazione circa il benessere" dei prigionieri, che vivono in gabbie di ferro senza tetto illuminate giorno e notte in una località chiamata "Campo raggi X".
Per placare le critiche che arrivano dall'Europa ma anche i primi interrogativi che si levano dai media americani, l'amministrazione Usa ha ripetuto che gli ottanta di Guantanamo - così come gli oltre 400 che aspettano di essere trasferiti a Cuba da Kandahar - verranno trattati con metodi "ispirati alla Convenzione di Ginevra".
Kim GordonBates, il principale portavoce della
Croce Rossa Internazionale, ha sottolineato che la definizione di "combattente
illegale" non esiste nel testo della convenzione di Ginevra e che gli Usa
devono applicare le regole di trattamento previste dalla convenzione.
La controversia sui prigionieri di Guantanamo, in realtà, si è
già estesa. Il Parlamento inglese ha ospitato un duro dibattito nel corso
del quale diversi deputati laburisti e liberaldemocratici hanno criticato Tony
Blair per non aver ottenuto maggiori garanzie per i prigionieri taliban di passaporto
britannico. Oltre ai tre già a Guantanamo ce ne sarebbero un'altra ventina
catturati in Afghanistan e in attesa di deportazione. Blair ha dichiarato che
"essendo un popolo civile", gli americani garantiranno un trattamento
"in linea con la convenzione di Ginevra". "Prima di protestare
cerchiamo di stabilire i fatti", ha chiesto il premier. Ma Mary Robinson,
alto commissario Onu per i diritti umani, si è dichiarata "molto
preoccupata" e ha chiesto che i taliban vengano considerati "prigionieri
di guerra".
Amnesty International, dal suo quartier generale di Londra, ha detto che le "gabbie che li ospitano sono al di sotto del livello minimo di decenza umana che va garantito anche ai prigionieri di guerra".
Il generale Mike Lehnert, responsabile della sicurezza della base di Guantanamo, respinge le preoccupazioni dichiarando che ogni prigioniero ha ricevuto un materasso, anche se "non è molto confortevole. E' lo stesso sul quale io ho trascorso molte notti da marine". I taliban possono fare una doccia al giorno e ora hanno anche tubetti di dentifricio. Ma restano, come dice il generale, "una comunità internazionale di terroristi molto pericolosi".
Il loro numero è destinato a crescere: i militari americani stanno costruendo celle per un totale di 2 mila prigionieri.
(18 gennaio 2002)
http://www.repubblica.it/online/mondo/attaccodiciannove/foto/foto.html
Protesta la Croce Rossa: "L'aver scattato e diffuso immagini dei prigionieri
viola la Convenzione di Ginevra"
Guantanamo, accuse agli
Usa "Quelle foto sono disumane"
E intanto in Gran Bretagna non si fermano le polemiche sul trattamento dei detenuti.
Blair getta acqua sul fuoco
GINEVRA - Gli Stati Uniti potrebbero avere violato la Convenzione di Ginevra, distribuendo fotografie dei prigionieri Taliban e di al Qaeda rinchiusi nella base di Guantanamo, a Cuba. A sostenerlo è il Comitato internazionale della Croce Rossa, che aggiunge così la sua voce a quelle di numerose organizzazioni già insorte contro il trattamento riservato da Washington a quanti sono stati catturati in Afghanistan.
Fotografie scattate a Guantanamo sono state pubblicate negli ultimi giorni da tutti i giornali: i detenuti sono ritratti in ginocchio e ammanettati. La Terza convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra però vieta l'esposizione degli arrestati in pubblico, ricorda Darcy Christen, portavoce della Croce Rossa.
Christen non è voluto invece scendere nel merito delle condizioni dei detenuti a Guantanamo. Malgrado non riconoscano ai Taliban e agli uomini di al Qaeda lo status di "prigionieri di guerra", gli Usa garantiscono che viene riservato loro un trattamento umano. Washington ha comunque accettato di far visitare la base agli operatori della Croce Rossa; inizialmente, la squadra Icrc sarebbe dovuta rimanere per una settimana, ma l'arrivo continuo di altri prigionieri - oggi ne sono giunti altri 34 - costringerà a prolungare la missione.
E le condizioni dei detenuti di Guantanamo, tra cui tre cittadini britannici, stanno sollevando molte polemiche a Londra. Anche il tabloid "Mirror", che tradizionalmente sostiene il primo ministro Tony Blair, oggi ha attaccato il governo: "Che diavolo stai facendo in nostro nome, Blair?", ha titolato il giornale in prima pagina. Venerdì, una delegazione britannica ha ispezionato la base e oggi il portavoce del premier ha assicurato che i tre inglesi "non si sono lamentati della loro condizione". I prigionieri, ha dichiarato, "sono in buona salute e non è stato riscontrato nessun segno di maltrattamento fisico".
(21 gennaio 2002)
http://www.repubblica.it/online/mondo/attaccodiciannove/zucconi/zucconi.html
Duro attacco del ministro degli Esteri Fischer, critico anche il New York Times. Rumsfeld si difende
Stati Uniti sotto accusa
per il campo di Guantanamo
E Londra avverte Washington: nessuna condanna a morte
dal nostro
inviato VITTORIO ZUCCONI
WASHINGTON - Sulla punta estrema della provincia cubana dell'Oriente, nella terra della santeria fra la Sierra Maestra e l'acqua azzurra che divide Cuba da Haiti, l'America si scopre sotto processo per il caso dei "prigionieri del nulla". Tra l'indifferenza risentita dell'opinione pubblica Usa e il clamore di un'Europa che si sente più giusta, i 158 prigionieri rinchiusi nelle stie sulla baia di Guantanamo, stanno come la prima, importante crepa della coalizione antiterrore.
Quello che il campo di battaglia non ha fatto - dividere la coalizione - il campo di concentramento "X Ray", nella baia di Guantanamo a Cuba rischia di fare. La battaglia è combattuta con immagini che giornali, televisioni, esponenti politici europei e il ministro degli esteri della Commissione europea, Javier Solana, hanno visto come prove delle "torture", come denunciano i giornali inglesi, e che il Pentagono, la Casa Bianca e la grande maggioranza dell'opinione americana considera invece fin troppo umana per terroristi disumani.
Ma se Washington respinge con sdegno i sospetti degli europei, di Amnesty International, dell'Onu, della Croce Rossa Internazionale e di varie organizzazioni americane per i diritti civili, la realtà è che il ministro della difesa Rumsfeld ha dovuto consumare ieri 65 minuti, più di un'ora, per difendere in tv lo stalag di "Gitmo", come i Marines chiamano la loro base di Guantanamo, e per rassicurare il resto del mondo sul fatto che quei prigionieri saranno trattati "secondo la Convenzione di Ginevra" anche se non sono militari, ma "combattenti fuori legge". Ma le immagini che lo stesso Pentagono ha rilasciato e che mostrano esseri umani umiliati, vestiti nella tuta arancione dei condannati a morte, le mani e le caviglie legate con gli schiavettoni di plastica infrangibile, le orecchie coperte da cuffie isolanti, la bocca chiusa da bende di garza, gli occhi bendati da occhiali oscuranti, raccontavano una storia che rischiava di costare al prestigio civile dell'America più caro di una battaglia perduta e intaccare la premessa fondamentale della guerra globale al terrore, che essa sia condotta nel nome giustizia e della civiltà giuridica dell'Occidente.
E oltre le solite polemiche faziose degli opposti estremismi, di coloro che vedono l'America come il grande satana e di coloro che ne giustificano aprioristicamente tutti i comportamenti, si apre quello spazio di dubbi che ha messo in difficoltà anche il principale luogotenente europeo degli Usa, Tony Blair, costretto a inviare una delegazione per rassicurare gli inglesi e poi a garantire che il trattamento dei prigionieri è corretto e loro non hanno niente di cui lamentarsi. Ad ogni buon conto Londra ha fatto sapere che resta "contraria alla pena di morte" e si opporrà nel caso di terroristi con passaporto britannico condannati al patibolo. Un altro "grande alleato", il ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer, ieri ha ricordato a Washington che "nella lotta contro il terrorismo difendiamo anche i nostri valori" e dunque quelli di Guantamano sono "prigionieri di guerra".
Il lungo, dettagliato racconto che Rumsfeld è stato costretto a farci è stato invece la prova che quelle immagini andavano spiegate ed esorcizzate. Ci ha descritto passo per passo, minuto per minuto, la giornata dei prigionieri trasportati a "Gitmo" dall'Afghanistan, rovesciando in positivo quelle foto che avevano turbato chi le aveva viste. Le cuffie isolanti? Sono date ai prigionieri per risparmiare loro il frastuono assordante degli aerei militari, nelle 18 ore di viaggio da Kandahar a Cuba. Le maschere di garza tese sulla bocca? Per evitare il pericolo di contagio da tubercolosi, diffusa tra gli afgani. Gli occhialioni oscuranti? Prevengono l'accecamento nel sole violento del Caribe allo sbarco dal buio dell'aereo. Le celle costruite di rete metallica da polli e coperte da metallo ondulato? "Il clima di Cuba è tropicale e diverso da quello dell'Afghanistan e non servono muri e riscaldamento" spiega dolcemente Rumsfeld. Una sorta di aria condizionata naturale.
Neppure quelle sequenze di uomini trascinati di peso verso le stie devono turbare, perché fanno parte del normale processing, dell'accoglienza e sistemazione. La baia di Guantanamo, che è un favoloso porto naturale conservato dagli Usa anche dopo la rivoluzione castrista, è divisa in due dal mare. Gli aerei atterrano sul lato ovest della base e scaricano il loro cargo umano sulla pista. I prigionieri vengono accompagnati a un molo, dove un traghetto li trasporta sul lato opposto della baia. Autobus li attendono per traghettarli al campo di prigionia, costruito in fretta tre settimane or sono, da disgraziati Marines che sono costretti a bivaccare in tende.
All'arrivo vengono spogliati e rivestiti con la tuta arancione, un paio di infradito di plastica da spiaggia e gli viene dato un flaconcino di disinfettante. Vengono separati in piccoli gruppi, portati nel "corridoio" tra le reti metalliche dove sono fatti inginocchiare e poi assegnati alle stie, con un secchio in due come bugliolo per i bisogni corporali. Prima di entrare, vengono rasati a zero, via le lunghe barbebandiera della loro fede, via i capelli. Non si lamentano, non dicono nulla. E per dimostrare che il loro trattamento è "umano", un ospedaletto da campo è stato aperto, un mullah è in volo per Guantanamo e uno striscione in arabo è stato appeso a una delle torri di guardia per indicare la direzione della Mecca, mentre dai pasti che consumano è stato eliminato l'empio maiale. Dunque, quasi una vacanza ai Caraibi, sole, mare e dieta sana, e "Club Os Med" è stato subito ribattezzato da un comico televisivo.
Ma rimane aperta la domanda che l'associazione americana per i diritti civili ha posto ieri a un giudice federale di Los Angeles: "Chi sono quei prigionieri, e con quale diritto l'America li tiene in cattività?". Di loro, del perché siano là - erano Taliban? Erano arabi di Al Qaeda? Erano disertori arresi? - ancora non viene detto nulla. E in questa zona grigia, più che nel trattamento materiale, sta il rischio civile. Se sono soldati, sia pure strani soldati, del governo sconfitto, hanno diritto alla protezione della convenzione di Ginevra. Ma il Pentagono non vuole definirli "prigionieri di guerra" perché i prigionieri di guerra non possono essere interrogati né fotografati. Se sono terroristi, dunque criminali, devono essere formalmente incriminati davanti a un giudice e non da una commissione formata da tre ufficiali senza diritto di appello, come ha ordinato di fare Bush. E se sono cittadini di nazioni europee come tre inglesi, i loro diritti di cittadinanza e di giurisdizione non sono stati cancellati neppure dall'orrore dell'11 settembre.
Questo è il nodo che l'America deve sciogliere, per vincere anche la battaglia civile di Guantanamo. "Il trattamento e il giudizio sui prigionieri di Guantanamo non può essere lasciato agli umori del Pentagono... gli Stati Uniti d'America devono difendere il diritto e la legge anche nei confronti di terroristi... non ci possono essere scuse per abbandonare la civiltà della legge" scriveva ieri in un forte editoriale il New York Times, la voce di quella città che ogni giorno si sveglia guardando la ferita nel proprio corpo e che nessuno ha il diritto di accusare di buonismo o di antiamericanismo.
(23 gennaio 2002)
http://www.repubblica.it/online/mondo/attaccodiciannove/rumsfeld/rumsfeld.html
Il segretario della Difesa Usa ha deciso il blocco: rinviati i trasferimenti dei terroristi di Al Qaeda
"Guantanamo è
piena basta prigionieri"
Continuano le pressioni internazionali per applicare ai detenuti i principi
della Convenzione di Ginevra
ROMA - Non c'è più posto a Guantanamo per i prigionieri di Al Qaeda: nella prigione americana a Cuba saranno sospesi fino a ordine contrario i trasferimenti degli uomini catturati in Afghanistan. Lo ha deciso ieri sera il segretario della Difesa statunitense Donald Rumsfeld secondo quanto riferito prima dalla Nbc news e poi confermato da una fonte anonima del Pentagono. La decisione sarebbe dovuta al fatto che la base di Guantanamo si sta avvicinando alla piena capienza, mentre sono ancora in corso i lavori per ampliarla.
La detenzione a Guantanamo di 158 guerriglieri catturati in Afghanistan ha sollevato nei giorni scorsi numerose polemiche. I parlamentari britannici, così come il governo tedesco, e diverse organizzazioni di difesa dei diritti civili hanno chiesto a Washington di riconoscere ai detenuti lo status di prigionieri di guerra e di applicare i principi sanciti dalla Convenzione di Ginevra. Gli Usa, invece, sostengono che si tratta di "combattenti illegali" ma il segretario alla Difesa Rumsfeld ha assicurato ieri che non per questo sono stati maltrattati. Per il vicesegretario di Stato americano Richard Armitage, "per esempio, ricevono cure mediche e un'alimentazione consona alla loro cultura, fanno la doccia, hanno scarpe e vestiti".
Anche l'Unione europea si è aggiunta ieri alle numerose richieste di Paesi e organizzazioni internazionali affinchè ai detenuti di Guantanamo sia accordato lo status di prigionieri di guerra. Oggi il commissario Ue per le relazioni esterne Christopher Patten ha sollecitato gli Stati Uniti a trattare "secondo la legge e la morale" i prigionieri di al Qaeda per non rischiare "di perdere la pace, ora che abbiamo vinto la guerra" contro il terrorismo. Il commissario ha ammesso che "è estremamente difficile applicare questi principi quando si ha a che fare con soggetti molto pericolosi" e ha invitato "alla razionalità e alla calma nel dibattito sul problema, perché gli Stati Uniti sono sicuramente impegnati a sciogliere i dubbi e le preoccupazioni degli alleati".
"Ma - ha subito aggiunto - se il mondo non vede che la coalizione internazionale sta cercando davvero di difendere i principi della legge e del diritto internazionale, corriamo il pericolo di perdere la base morale della nostra azione e del nostro intervento". Le critiche contro Washington sono state alimentate dalla pubblicazione di alcune foto scattate a Guantanamo: i detenuti sono ritratti in ginocchio, ammanettati, con mascherine sulla bocca, grandi occhiali per far sì che non possano vedere e cuffie alle orecchie per impedire loro di sentire. Ma secondo il vicesegretario di Stato americano Richard Armitage, intervistato oggi dal quotidiano francese "Le Monde", non ci sono dubbi "che alla fine la gente ammetterà che abbiamo trattato umanamente queste persone".
E intanto, insieme allo stop dei trasferimenti a Guantanamo deciso da Rumsfeld, la base americana potrebbe alleggerirsi di altri prigionieri che, una volta interrogati, potrebbero essere rimandati a casa: è questa l'opinione di Armitage che ha agginto come ancora non sia stata presa nessuna decisione ufficiale riguardo la sorte dei detenuti. "Ritengo però - ha continuato il vicesegretario - che molti prigionieri saranno rimandati nei Paesi dove vivevano prima di andare in Afghanistan e gli Usa, comunque, vogliono essere sicuri che saranno perseguiti nei loro Paesi, se torneranno".
(23 gennaio 2002)
http://www.repubblica.it/online/mondo/attaccodiciannove/reporta/reporta.html
La base americana a Cuba trasformata in carcere per i Taliban catturati in Afghanistan
I prigionieri incappucciati
nelle gabbie di Guantanamo
Centosessanta celle, quattro torri fari accesi tutta la notte per sorveglianza
di RUI
FERREIRA
GUANTANAMO - Nelle loro celle che assomigliano
pericolosamente a gabbie per animali, i prigionieri della guerra dell'Afghanistan
confinati a Guantanamo si trovano letteralmente alla mercé dei venti.
"Se arriva un uragano questa gente si bagnerà, si bagnerà
molto", dice senza nascondere un sorriso tra le labbra il tenente colonnello
Bill Costello, portavoce del centro di detenzione XRay, situato a mezzo miglio
appena dalla frontiera con Cuba.
Il nome dell'accampamento che ospita già 158 prigionieri è in
sé già un'ironia. Le celle misurano due metri per due e si trovano
praticamente all'aria aperta. Hanno un tetto di compensato e pavimento di cemento,
ma invece di pareti sono avvolte da due file di fil di ferro che le danno l'aspetto
di una gabbia.
Siccome non ci sono pareti, le guardie hanno una
visione completa di ciò che fanno i detenuti, come se si trattasse, per
l'appunto, di una macchina a raggi X. "È una collocazione provvisoria
finché non sarà terminata la prigione che dobbiamo costruire",
spiega Costello. Il problema è che non c'è una data in vista per
il completamento di questa costruzione, che d'altronde non è stata nemmeno
iniziata. Una volta cominciati i lavori, le prime 300 unità non sarebbero
pronti prima di 55 giorni.
La Base Navale di Guantanamo, sulla costa sud-occidentale di Cuba, è
sotto amministrazione statunitense dal 1903. Quando arrivò al potere
nel 1959, Fidel Castro denunciò l'accordo, bloccò l'accesso alla
base, tagliò la fornitura di acqua potabile e la circondò di mine
e di una recinzione rafforzata. Da allora, il recupero della base è diventata
nel discorso ufficiale cubano una questione di sovranità.
I militari non potrebbero aver scelto un posto
migliore per costruire il campo XRay. Vicino alla frontiera con Cuba si trova
la zona più arida e asciutta di tutta la base. Lì la temperatura
a metà della mattina raggiunge facilmente i 40 gradi centigradi. La brezza
c'è appena.
Ci sono 160 celle, una baracca per la polizia militare che li guarda, quattro
torri di controllo, una piccola infermeria da campo, circa 30 latrine portatili
e due recinzioni attorno a tutto il perimetro. La sera, vengono accese 16 potenti
fasci di luce che non sono spenti per tutta la notte. Sono tanto forti che danno
l'idea che il sole non tramonti mai nell'accampamento XRay.
"Le guardie devono avere una visione totale e assoluta di quello che fanno i detenuti", dice il colonnello Terry Caricco, capo dell'accampamento. I militari autorizzano la stampa ad avvicinarsi a circa 200 metri dal posto e controllano costantemente i loro movimenti all'interno della base, l'uso di binocoli è indispensabile per vederli. Le regole per i giornalisti sono così severe che ai fotografi è vietato usare obiettivi che superino i 200 millimetri. È perché non si possa identificarli, secondo la spiegazione dei portavoce militari. Lo stesso succede con l'arrivo alla base da Kandahar. La stampa può assistere allo sbarco da una collina adiacente alla pista principale dell'aeroporto, ma non si può fotografare in maniera assoluta. Di fatto, le uniche fotografie dei prigionieri che scendono dagli aerei è possibile scattarle grazie a Fidel Castro, che ha dato accesso alla stampa internazionale a un osservatorio dalla parte cubana in una collina adiacente alla pista. I portavoce dei militari ammettono in privato che è una situazione ridicola, ma spiegano che il comandante della base, il generale Michael Lehnert, ha deciso che non si possono fotografare gli arrivi. E gli ordini sono ordini.
Sabato scorso, il C141 della forza aerea ha toccato
terra nell'aeroporto della base alle 2.09 del pomeriggio. Cinque minuti più
tardi si è fermato davanti a un gruppo di ufficiali della base e di personale
di terra all'inizio di una delle piste. Con i motori ancora accesi, quattro
camionette con a bordo fanti di marina armati di mitragliette di grosso calibro
hanno circondato il velivolo, mentre attorno si spiegavano circa 30 agenti antisommossa,
armati da caschi con la visiera di plastica, scudi e manganelli elettrici.
Una immensa struttura metallica di colore blu, con tazze e lavelli rudimentali,
è stato ciò che è sceso per primo dall'enorme pancia dell'aereo.
"Sono bagni portatili", ha detto Costello. "Nei voli normali
hanno le porte, ma le hanno tolte per questo viaggio".
Questo ultimo articolo richiama l'attenzione. Prima
di lasciare l'Afghanistan, i militari hanno tagliato loro la barba e rapato
la testa, il che rende lo shampoo un articolo superfluo all'interno delle piccole
celle. Ma il generale non si è scomposto quando gli si è fatto
notare l'incongruenza. "Stiamo valutando se permettere loro di lasciarsi
crescere la barba e i capelli", dice. Il taglio dei capelli è stata
fatto soltanto per motivi igienici, ma una volta nella base potrebbe non essere
motivato, ha aggiunto. "Per noi la barba non è un problema. Nelle
forze armate abbiamo molti bravi soldati musulmani per i quali abbiamo stabilito
delle norme per l'uso della barba che la loro religione esige e non abbiamo
avuto problemi", ha tenuto a precisare Lehnert. Tuttavia, non hanno ancora
deciso come procedere quanto ai riti religiosi. Per il momento, su una delle
torri è stato collocato un cartello che indica ai reclusi la direzione
verso cui devono girarsi per pregare cinque volte al giorno verso la Mecca.
Ma contrariamente a quanto promesso non è stato ancora consegnato loro
il Corano. Secondo una fonte che conosce bene il problema, sembra che nessuno
a Washington abbia deciso ancora quale delle cinque versioni conosciute del
Corano è adatta ai prigionieri della base navale di Guantanamo. Martedì
è arrivato qui un cappellano musulmano della marina, ma in principio
aiuterà soltanto le guardie a gestire i prigionieri. Non è chiaro
se avrà un contatto diretto con loro.
I prigionieri ricevono tre pasti al giorno, almeno uno di questi caldo, confezionati secondo i precetti religiosi musulmani. Passano la giornata quasi sempre sdraiati, quando vogliono recarsi alle latrine o alle docce devono chiedere permesso e sono scortati da due soldati. Il portavoce della base non ha voluto confermare se restano ammanettati anche quando fanno la doccia. "Questo riguarda la sicurezza e non posso fare commenti in proposito", ha detto. La proporzione tra le donne e gli uomini soldato che stanno a guardia dei prigionieri è di uno a dieci. I soldati tentano di evitare il contato visivo con il prigioniero. Anche quando gli parlano non lo guardano negli occhi. Ma alcune volte è impossibile evitarlo. E quello che incontrano fa raggelare il sangue. "Fa spavento. Soltanto pensare che vogliono uscire dalle celle e sgozzarci, è veramente terribile", dice la soldatessa Jodi Smith di 22 anni.
Le donne non hanno avuto alcun addestramento particolare
a causa della loro condizione, ma una fonte militare ha detto che devono riferire
ogni incidente con i prigionieri di natura sessuale. "Chiaramente, in casi
d'insulti o aggressioni riceveranno una risposta adeguata, la stessa che se
lo facessero a un uomo", ha riferito la fonte.
Una delle soldatesse ha detto durante un incontro con i giornalisti che questa
settimana uno dei prigionieri ha fatto un gesto di resistenza quando lei ha
dovuto condurlo alle latrine.
"Non ha ottenuto molto. Il mio collega lo ha afferrato con più fermezza
e mi ha detto di fare loro stesso. Lo abbiamo portato in due. Se non gli è
piaciuto, a me non importa", ha spiegato.
In generale, le guardie e i prigionieri hanno un rapporto molto freddo e distante.
È un comunicare in tono di comando, con un linguaggio che non ammette
discussioni, spiega il tenente Angel Lugo, responsabile dell'unità medica
del campo.
"Non possono scambiare alcuna parola, né dire loro dove si trovano",
ha aggiunto l'ufficiale, originario di Porto Rico. Tuttavia, i prigionieri non
lo ignorano del tutto. Quando sono arrivati a Guantanamo, le autorità
hanno permesso loro di spedire una cartolina ai familiari, indicando che si
trovavano in una base navale degli Stati Uniti nella baia di Guantanamo. "Se
sanno o no dove si trova Cuba, non lo so, né m'importa", dice Costello.
Rui Ferreira, giornalista del Miami Herald, ha scritto questo reportage in esclusiva per Repubblica - Traduzione di Guiomar Parada
(25 gennaio 2002)